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Salone del Libro 2015

Mi sono avvicinato da dietro, tu eri seduta su quella sdraio ad aspettare. Parlavamo con gli altri di cosa fare, cosa vedere. Io sempre alle tue spalle guardavo in basso e tu da seduta hai guardato dritto in alto verso di me, quasi rovesciando la testa all’indietro.
Ti ho guardato negli occhi, ma per una volta l’occhio sinistro ha avuto di fronte il tuo occhio sinistro e così il destro. In un certo senso è stato come vederti per la prima volta.
Senza pensarci mi sono chinato e ho baciato le tue labbra rovesciate, con le punte dei nostri nasi che si appoggiavano sui menti.
Ecco, del Salone del Libro di quest’anno, è il ricordo che preferisco.

 
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Pubblicato da su 17 maggio 2015 in Su di me

 

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Quando mi manchi

Ti riconosco dappertutto.

Basta una ragazza con gli zigomi un po’ alti,

o con il naso un poco a punta.

E sei tu.

Quando mi manchi davvero tanto

bastano anche solo un paio d’occhi

o il posto vuoto accanto al mio.

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2013 in Poesie, Su di me

 

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Cose belle della settimana – 20-26/ott

Eccoci di ritorno per la seconda puntata. Non mi ricordo quante volte bisogna ripetere una cosa affinché si possa dire che è diventata un’abitudine, ma di sicuro non due. Quindi avanti coi carri.


Dom 20
Quando una persona si fida di te al punto di scegliere la tua spalla per piangere, beh… Forse è il più grande onore del mondo.

Lun 21
Tornando dal lavoro, lo stormo di passerotti che prende il volo tutto insieme dal tetto di una casa.

Mar 22
La mostra fotografica sulla montagna.

Mer 23
Andare a trovare l’amica E (che è in maternità) e tornare a chiacchierare con lei dopo tanto tanto tempo.

Gio 24
La gentilezza delle persone, fine a se stessa.

Ven 25
Scoprire che non importa se è troppo tardi, l’importante è mettersi in gioco.

Sab 26
Poter guardare ad un centimetro di distanza gli occhi che mi tolgono il fiato.

Alla prossima settimana!

 
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Pubblicato da su 26 ottobre 2013 in La cosa bella di oggi

 

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Tre cose

impossible«Doveva passare un momento dalla nuova casa di lei, per lasciarle alcuni attrezzi.

Lui entrò con la macchina nel cortile interno, passando per il passo carraio e lasciandosi alle spalle il palazzo che dava sul corso. Il cortile era silenzioso, il palazzo che si era lasciato alle spalle schermava tutti i rumori del traffico. Alberi ben curati e aiuole fiorite contribuivano insieme al silenzio a dare al cortile una dimensione quasi irreale se si considerava il fatto di essere al centro della città.

Lei gli fece strada e lui parcheggiò la macchina di fronte al muro assolato. Si salutarono cordiali come al solito, scaricarono le scatole dalla macchina e lei gli fece vedere l’appartamento. Per facilitare le operazioni di pittura i mobili erano tutti fuori posto e raccolti in mezzo alle stanze, facendo sembrare piccolo ogni ambiente. Ma non c’era motivo di dubitare che, una volta messo tutto al proprio posto, sarebbe stato un accogliente rifugio.

Non disse questa parola, perché lui sapeva a grandi linee i motivi che l’avevano spinta a cambiare casa e non era proprio il caso di evocarli, anche solo per sbaglio.

Girarono per le stanze chiacchierando e scambiando impressioni sui lavori da fare, sui colori da dare alle pareti.

Finito il giro scesero entrambi di sotto, lui per andarsene, lei per aprire il cancello. Si salutarono nuovamente ma prima che il saluto potesse dirsi compiuto, lei lo abbracciò. Lui chiuse gli occhi e ricambiò l’abbraccio.

L’abbraccio fu la prima cosa.

La guancia sul collo di lei, il profumo della sua pelle e l’abbraccio che durava ormai troppo a lungo aprirono la strada all’elettricità, così come l’aria umida traccia il percorso per il fulmine. Poi in qualche modo l’abbraccio finì, i due si staccarono e rimasero a guardarsi negli occhi.

Il suo sguardo fu la seconda cosa.

Si potevano vedere mille parole nei suoi occhi, ma non se ne capiva nemmeno una. Lui non sapeva cosa esprimessero i propri occhi, anche perché il fulmine si stava facendo strada a forza di scariche e continuava a rimbalzare da una parte all’altra della sua testa. Sapeva che avrebbe dovuto avvicinarsi per baciarla ma sapeva altrettanto bene che la minima mossa l’avrebbe fatta scappare. Rimase immobile, cercando inutilmente di esprimere a parole ciò che sentiva. Cercando un significato, un riscontro, in quello sguardo che lo abbagliava.

Non capita tutti i giorni di essere ad un passo da un sogno che si avvera. Era chiaro che l’attrazione era forte ed era reciproca. La vertigine lo confondeva. Il mare di possibilità che si sarebbero aperte gli toglievano ogni lucidità mentale. Troppi pensieri tutti insieme e nemmeno una valvola di sicurezza per quella specie di pentola a pressione che era diventata la sua testa.

E poi la terza cosa.

Lei disse “Non posso.” Fece un passo indietro, senza staccare lo sguardo. Ospite scomodo ad un tavolo per due, la frase era stata detta e non poteva essere ignorata. Anche se le loro mani si cercavano, era venuto il momento di salutare.

Lui salì in macchina e si avviò al cancello. In attesa che si aprisse, lei poggiò la sua mano sulla portiera con il finestrino abbassato. Lui gliela prese e le disse “Perché no?”, ben sapendo che non avrebbe capito nulla della risposta.»

Questo momento finisce nella top five dei dieci minuti più vivi della mia vita. Volete emozioni forti? Abbandonate gli stupefacenti e innamoratevi di una ragazza con le idee confuse, costa meno e sballa di più.

E chissà poi se i minuti erano dieci o solo due. La prossima volta devo ricordarmi di guardare l’orologio.

 
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Pubblicato da su 3 giugno 2013 in Storie, Su di me

 

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Her eyes mostly

I suoi occhi soprattutto. Sono azzurri, in mezzo ad un viso dalla carnagione chiara e sopra qualche lentiggine leggera leggera. Sono impegnati in ogni istante a produrre uno sguardo curioso, intelligente, che registra tutto e tutto elabora.

Le pupille sono quasi sempre grandi e come se il mondo fosse un Cappuccetto Rosso sembrano volergli dire “È per guardarti meglio”. Ed il mondo sta lì, a lasciarsi guardare. Niente resta fuori e prima o poi tutto ne esce, in genere avvolto in un sorriso.

I suoi occhi sono la mia fortuna e la mia maledizione, dato che prima di poterli guardare come vorrei dovrei vederli piangere.

 
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Pubblicato da su 22 aprile 2012 in Storie, Su di me

 

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