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Piccoli episodi over quaranta

Succede che ti alzi dalla sedia con sicurezza e decisione per andare a prendere un oggetto del quale ricordi perfettamente la collocazione.

Come quella maglia che mi sono tolto dieci minuti fa perché avevo caldo mentre stendevo il bucato al sole; come quelle buste da lettera che ho visto la settimana scorsa mentre riordinavo i cassetti del mobile del soggiorno; come quel cavetto usb inutilizzato nella confezione del vecchio hard disk esterno depositata in cantina.

Quindi, come si diceva, ti alzi, cammini a grandi passi verso il luogo che hai in mente. Gli occhi vedono in anticipo ogni cambiamento di direzione, ogni maniglia da abbassare, porta da spingere e cassetto da aprire. Tutto è teso al concretizzarsi dell’evento: ti sembra di scivolare come una carrucola su di un cavo d’acciaio.

Ma ti sbagliavi.

L’oggetto non è dove la tua mente lo ricordava. Il fatto non viene immediatamente riconosciuto come tale: la tua mente mette in campo i più sofisticati sistemi di distorsione della realtà – roba che neanche un Jedi – per cercare di adattare quello che l’occhio vede al prospetto che si era creata, ma niente… è come cercare di mettere un piolo quadrato in un buco rotondo.

Se in testa avessi un encefalo quad-core potresti anche sperare di mantenere il controllo, ma data la limitatezza delle tue funzioni, questo carico di elaborazione manda i neuroni al 110%: il vissuto corrisponde in parole povere ad alcuni secondi di disorientamento.

Ma ancora non hai accettato la realtà e memore dei tempi in cui l’essere umano era alla mercé dei predatori il cervello è progettato per considerare questo evento come gravissimo: dato che i neuroni sono in loop, tocca ad una sorta di watchdog cerebrale intervenire e per prima cosa marcare come sbagliati i ricordi dell’oggetto in questione.

Tutto il resto è un reboot.

 
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Pubblicato da su 7 maggio 2015 in Storie, Su di me

 

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