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Cose belle della settimana – 14-19/ott

Sperimentiamo una nuova forma di “cose belle del giorno”! La rubrica settimanale.


Lun 14
Oggi quasi nulla è andato per il verso giusto, quindi… Il micione che si viene a sdraiare nel letto con me a fine giornata.

Mar 15
Sedersi a scrivere perché si ha voglia di scrivere e vedere le idee che nascono sotto i tasti.

Mer 16
Andare al lavoro con il sole che sorge nella nebbia come una grossa palla arancione e al ritorno a casa Venere che brilla sul Monviso.

Gio 17
In una mattina che si preannunciava densa di noiose telefonate, un problema urgente mi catapulta fuori ufficio fra i colori dell’autunno e un sole caldo caldo.

Ven 18
Mettersi d’accordo con un’amica per andare a sentire un concerto e poi concludere che siamo entrambi troppo stanchi.

Sab 19
Serata di cinema con qualche amico e conclusione con birra al pub: la semplicità delle piccole cose.

Alla prossima settimana!

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Pubblicato da su 20 ottobre 2013 in La cosa bella di oggi

 

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The Versatile Blogger Award

Oh, perbacco. Un altro award. Non che io ne sia avvezzo, è solo il secondo. Ma mi stupisco sempre come la prima volta 😉

Non lo so se me lo merito, ma come dice il Dottor House…

La gente non ha quello che merita, ha quello che gli capita.
E nessuno di noi può farci niente. (Gregory House MD)

Per cui incasso e sto zitto. La nomination mi viene da raccontAmi, qui su WordPress e la ringrazio immensamente ottemperando così alla prima delle quattro semplici regole per la riscossione del premio, qui sotto raffigurato:

versatile-blogger

Regole che nel dettaglio sono:

  1. Ringraziare il blog che mi premia Fatto.
  2. Elencare sette cose di me
  3. Nominare altri 15 blog
  4. Avvisarli della nomina ricevuta

Elencare sette cose di me

  1. Mi piacciono i gatti e ne ho due.
  2. Mi ritengo immensamente fortunato ad avere un lavoro che mi piace.
  3. Non sopporto le persone che mi dicono come mi devo comportare, facendo passare la cosa come un suggerimento di buon senso.
  4. Vado in crisi se non sto un po’ da solo ogni tanto (=sono un po’ orso).
  5. Stiro solo se costretto.
  6. Canticchio quasi sempre, dalla melodia sentita poco fa alla radio alla canzone che mi piace ma di cui non ricordo il titolo, talvolta toccando vette imbarazzanti.
  7. La mia vita sentimentale è un disastro, ma ho capito che posso essere felice lo stesso.

Nominare altri quindici blog

Ma stiamo scherzando? QUINDICI? Quelli che seguo in tutto sono una trentina e non ce la posso fare a sceglierne quindici in base alla versatilità… Che facciamo, mi autosospendo il premio?

Aspetta, ho un’idea, metto l’immagine barrata 🙂

versatile-blogger-ban

Proprio per non fare il sovversivo, ne nominerò quattro.

  1. http://1440riflessionioblique.wordpress.com/
  2. http://groupiedoll.wordpress.com/
  3. http://notturni.myblog.it/
  4. http://dallacollinaguardosotto.wordpress.com/

Avvisarli della nomina ricevuta

Provvedo.

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2013 in A casa, Blogosfera

 

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Grande miscuglio di idee, colori e peli di gatto

È saltata la vacanza e stranamente non me ne dispiace più di tanto.

barca-sul-fiume

Sarà che ero stato colto dallo stress da partenza. Sarà che l’universo cospira per la mia felicità e quello dell’imprevisto per non partire era stato un desiderio espresso non più tardi di domenica scorsa.

In ogni caso la settimana di ferie me la sono tenuta e l’intenzione è quella di fare un po’ il turista e sfruttare l’abbonamento musei, a cominciare da Torino e dintorni. Per esempio la Reggia di Venaria ancora mi manca da quando è stata riaperta. Sarà che ho solo voglia di stare a casa e sentire di nuovo mie queste pareti.

Sono cinque anni che abito in questa casa.

casa

Una ricorrenza insolita, mi rendo conto, ma non ho potuto fare a meno di pensarci stamattina. E così, a modo mio, ho voluto celebrare. La temperatura esterna era un po’ al limite, ma ho messo una maglia e ho pranzato fuori, lasciando la porta aperta per sentire la musica e gli occhi a vagare lungo il fianco della montagna (oddio, montagna…) di fronte. Ieri sera ho fatto il pane con le olive, ci ho aggiunto un antipasto (comprato), cotto un paio di wurstel (scadevano a breve) e preparato una piccola insalata. Poi dolce e caffè e verde tutto intorno.

Il giardino è verde d’erba, giallo di fiori di tarassaco, bianco di margherite.

tarassE blu dei bulbi di cui non so il nome, ma loro sono belli lo stesso e mi fanno la gentilezza di fiorire tutti gli anni pur rimanendo nei miei pensieri dei fiori non identificati. Il rosmarino piantato l’anno scorso da mio padre è per la maggior parte ben sopravvissuto (l’inverno non è stato così freddo, per fortuna) e accenna a fiorire anche lui. Sono cresciute a sorpresa delle pianticelle di menta in un vaso. Rimane sempre il pensiero che tutto questo esisteva (ed esiste) per essere condiviso con qualcuno, resta da capire chi e quando.

Il cuore e la testa fanno a gara a chi cede per primo.

interrL’amica A, dopo il totale distacco iniziale e un discorso in cui mi diceva che secondo lei non dovremmo proprio vederci per un po’, mi manda dei segnali di riavvicinamento decorati da splendide capriole di incoerenza.

È inevitabile che capiti di vedersi, ma potresti anche evitare di sederti così spesso accanto a me, così quando alla festa di A&L ci si è alzati per quella specie di girotondo non mi avresti preso per mano. Che io non ci credevo e ho guardato la mia mano nella tua per capire se era vero.

Non riusciamo ad essere vicini ma non riusciamo nemmeno a stare lontani. Io continuo a ripetermi di darle tempo, ma se c’è da star male preferirei cominciare subito. D’altra parte “Keep calm and carry on” è sempre stato un buon consiglio. Non c’è che da imparare dagli animali.

I gatti sono sempre i gatti.

gattoPrimavera vuol dire cambio della pelliccia e quindi spazzole sempre pronte all’uso e grandi ciuffi in giro per il pavimento. Gatto S si è fatto un graffio sul muso che, come suo buon solito, si è infettato. Ma lui non si è mica scomposto più di tanto. Se ne andava in giro con la sua guancia gonfia e dopo qualche giorno a forza di grattarsi si è riaperto la ferita. Al che l’ho chiuso in bagno e medicato a dovere. Lui lo sa che è necessario e anche se non gli piace per nulla si è lasciato strofinare con il fazzoletto bagnato per spurgare la ferita. Un giro di betadine a completare l’opera e poi era di nuovo pronto per fare danni.

Eh si, non c’è che da imparare.

 
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Pubblicato da su 25 aprile 2013 in A casa

 

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Il passerotto

Stasera il sole era appena tramontato e mi stavo preparando per mangiare qualcosa. La micia entra in casa e si accuccia sul tappeto con qualcosa in bocca.

Guardo bene, è un passerotto. “Mollalo!”. Guardo meglio, si muove ancora! Mi avvicino e con tono perentorio ripeto alla micia “MOLLALO!”. Per tutta risposta (ha capito benissimo il senso di ciò che le ho detto) lei trotterella fuori con il bottino sempre in bocca. Inseguo la micia, che ha capito cosa voglio fare, e lei si infila sotto la siepe.

Facciamo un po’ di corse a destra e a sinistra, con me che continuo a dirle “Molla!”. Alla fine lo posa. Povero passerotto! Si vede che respira affannato, deve avere un batticuore! Lo prendo piano piano in mano, spero che non abbia niente di rotto, e lo porto dentro.

E’ sempre affannatissimo, le piume sono un po’ umide ma mi pare integro. Continuo a tenerlo in mano, gli occhietti sono vispi e muove la testolina… si, ma ora dove lo metto? Se lo tengo in mano non si tranquillizza di sicuro, ma se lo metto sul prato è di nuovo cibo per gatti.

Poi mi viene in mente che c’è il bidone dove sta seccando l’erba tagliata. Apro il coperchio e lo poso. C’è un lieve tepore che viene dall’erba in fermentazione. Mi pare a suo agio. Lo sorveglio per qualche minuto e ad un certo punto… Frrrrrr! Prende il volo.

Bravo passerotto, hai avuto la tua seconda occasione e l’hai presa (letteralmente) al volo.

Ecco, questo per dire che non è mai finita finché non è finita. E per quanto ci si possa sentire senza speranza, beh, pensate al passerotto.

 
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Pubblicato da su 6 giugno 2012 in A casa, Riflessioni

 

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All’aperto

Sono seduto di fuori, l’aria è un po’ umida e le stelle cominciano a comparire nel chiarore del tramonto. La Luna è quasi al primo quarto ma non disturba ancora il buio della notte.
I gatti si sono accomodati poco lontano dalla mia sedia, uno nell’erba e l’altro su un gradino di cemento. Due pipistrelli volano avanti e indietro nello spazio aereo che sovrasta il prato senza mai avvicinarsi a meno di un metro dalle pareti della casa di fianco e dagli alberi sul lato opposto. Mi chiedo come facciano a volare senza fare il minimo rumore.
I lampioni circostanti incominciano a proiettare ombre mentre tutto si fa silenzioso. Qualche cane abbaia ogni tanto, dalle finestre socchiuse arrivano dei frammenti di televisioni accese. Tapparelle scendono a conclusione della attività per alcune creature, mentre il frusciare indistinto della siepe ne segna l’inizio per altre.
C’è vita ovunque e nonostante tutto.

 
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Pubblicato da su 28 maggio 2012 in A casa

 

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Pioggia

Fuori c’era odore di pioggia e il gatto appena rientrato aveva voglia di fare le fusa. Lei lo prese in braccio, si mise le sue zampe sulla spalla sinistra e gli diede una grattatina alla pancia, appoggiando poi nello stesso punto l’orecchio per ascoltare il timido ron-ron che cominciava ad aumentare di volume.

Una creatura meravigliosa, il gatto. Li aveva sempre ammirati per la loro autonomia, per la loro leggendaria capacità di auto-guarigione. Ultimamente si era trovata a pensare che dovendo esprimere un desiderio, forse avrebbe potuto chiedere di avere una coda.

Il rumore delle fusa poi, era un calmante naturale. Qualunque pensiero o preoccupazione trovava subito un angolo dove nascondersi nel momento in cui quel suono misterioso giungeva al suo orecchio. Non aveva mai cercato di capire come venisse prodotto. Sapeva solo che – di tutti i felini – solo i gatti e pochi altri avevano questa capacità e che sembrava decisiva per la loro buona salute.

Era stato il dottore a consigliarle di prendere un animale, nonostante la malattia. Oppure forse proprio per la malattia. Lei all’inizio era stata titubante. Sapeva che non avrebbe potuto occuparsene per molto tempo, ma alla fine si era convinta grazie alla sua vicina. Dato che aveva già un gatto, le disse, sarebbe stata felice di prendersi cura anche del suo, nel momento in cui ce ne fosse stato bisogno. Un giro di parole come un altro per dirle “ti voglio bene”, insomma.

Si sentiva stanca e quella sera il dolore alle ossa era più forte del solito. Decise di risparmiare le forze ed andò in camera a cambiarsi. Decise anche che domani sarebbe stata una buona giornata. Il gatto fu d’accordo su entrambe le scelte e la seguì andando a coricarsi nella sua cesta ai piedi del letto. Le nuvole cariche d’acqua aggiungevano buio allo scuro della sera e cominciarono a restituire ciò che alla terra avevano preso.

La temperatura era mite nonostante la pioggia e dietro le persiane chiuse decise di lasciare la finestra aperta. Si addormentò per l’ultima volta con il picchiettare sommesso delle gocce sul prato, come se il cielo intero facesse le fusa per lei.

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2012 in Storie

 

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