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Democratura

Ecco, dopo essermi portato in pari con due scarni post cinematografici, volevo sacrificare una mezz’ora di sonno e lasciare una riflessione su questa parola che è stata coniata da Brunetta nelle ultime ore.

L’ho sentita credo questa mattina su RaiNews ed a prima vista non avevo percepito il disgusto di fondo che mi provoca la constatazione che un personaggio come Brunetta si prenda la libertà di forgiare nuove parole. Dato che al momento viviamo in una società civile e le leggi ci impediscono di porre il giusto rimedio a questa situazione, passerei oltre.

L’intento del nano neologista, per chi non lo sapesse, era quello di unire brillantemente le parole democrazia e dittatura onde sintetizzare la situazione politica attuale. Sbigottito da cotanto genio, ho iniziato a pensare a ciò che caratterizza la democrazia e la dittatura.

E mi sono soffermato su due aspetti: da una parte la dittatura, espressione per eccellenza della volontà del singolo e, per estensione, del più forte; dall’altra la democrazia, espressione della volontà del popolo (almeno in teoria).

Il fatto che mi è balzato all’occhio riguarda il sistema per prendere decisioni. Nel caso della dittatura non c’è molto da dire… Nel caso della democrazia, il miglior sistema che fino a qui è stato trovato è la votazione. Ognuno dice quello che pensa e la maggioranza prevale. Certo, in alcune situazioni si richiedono maggioranze qualificate, ma poi finisce sempre come nelle prime convocazioni delle assemblee di condominio: si aspetta la seconda per poter decidere a maggioranza semplice.

E la maggioranza semplice che cos’é se non il modo di imporre a tutti la volontà del più forte? Il più forte in quanto più numeroso, un concetto vecchio quanto il mondo e codificato nel DNA di qualunque essere vivente: chi è in minoranza soccombe.

Quindi in realtà stiamo dicendo che la pratica su cui si fonda la democrazia, alla fine continua ad essere la vecchia e neanderthaliana legge del più forte.

Sono consapevole che questo è quanto di meglio siamo riusciti a produrre come società umana e non saprei bene quali alternative proporre al metodo. Però continuo ad avere in mente i piccoli gruppi di amici e le famiglie, che nei momenti di difficoltà riescono a prendere decisioni tenendo nella giusta considerazione le esigenze dei più deboli, senza mai dover contare favorevoli e contrari.

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Pubblicato da su 12 marzo 2015 in Riflessioni

 

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