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Allarme Arcobaleno

Il cielo non era completamente azzurro, quella mattina. Capitava sempre più spesso negli ultimi mesi. Da quando il pianeta era stato convertito al ciclo forzato dell’acqua, circa 70 anni fa, le nuvole erano decisamente un evento poco frequente. Nonostante questo, da qualche tempo erano ricomparse e non si capiva cosa stesse succedendo.

Al Centro Sorveglianza Meteorologica dell’Esercito un sensore di umidità accese la sua luce rossa. Il sergente Bassan era all’inizio del suo turno di sorveglianza.

– Capitano, gocce nel settore sette. La frequenza media al momento è cinquecentoventi al minuto.

Il capitano Morelli si voltò, chiedendosi come fosse possibile passare da zero a cinquecentoventi gocce al minuto in pochi istanti. Nel frattempo altre due luci rosse comparirono sul quadro.

– Com’è il vento, sergente?

– Debole da ovest, capitano. Mi sa che queste nuvole ce le teniamo.

– Irraggiamento?

– Siamo al 72 percento, le nuvole non sono molte.

– Maledizione, nuvole cariche di pioggia ma non abbastanza per coprire il sole. Il modo peggiore di finire la settimana.

– Capitano, vuole che dirami un Allarme Arcobaleno?

– No, sergente, non ancora. Aspettiamo almeno mezz’ora, vediamo se con l’aumento della temperatura le nuvole cambiano.

Il capitano non si spiegava da dove fossero venute, ma sperava che le nuvole iniziassero a dissolversi spontaneamente. Al contrario del sergente, lui era alla fine del turno. Avrebbe voluto parlare ad ognuna di quelle goccioline d’acqua, per convincerle che non era buona cosa stare tutte così vicine, tutte insieme. Avrebbe voluto spiegare loro in che razza di pasticcio lo potevano cacciare.

Un Allarme Arcobaleno. Roba da matti: erano almeno cinquant’anni che non se ne presentava uno. Solo alcuni anziani ormai erano in grado di descrivere il fenomeno, nessuno delle generazioni successive aveva più avuto occasione di assistere ad un arcobaleno. Al capitano venne in mente suo nonno e di quando, da piccolo, seduto sulle sue ginocchia, ascoltava i racconti di tanto tempo prima. Di quando il clima era ancora spontaneo e ogni temporale (così si chiamavano allora le piogge più forti) portava con sé la promessa di un arcobaleno.

Ma intanto bisognava prepararsi, bisognava cominciare a pensare alla mobilitazione. Il capitano tirò fuori dal suo cassetto la busta arancione, con il protocollo operativo di emergenza. Il primo passo era quasi ovvio, avvisare i superiori. L’allarme avrebbe risalito un grado dopo l’altro la catena di comando, dritto come un palloncino verso il soffitto. Raggiunto l’apice della scala gerarchica il palloncino sarebbe scoppiato. Avrebbe quindi rivelato il suo contenuto fatto di ordini che, come tante stelle filanti, sarebbero ridiscese verso i gradi inferiori un po’ più lentamente di come erano salite, ma stavolta impattando sulla realtà, sulle cose e sulle persone.

Il capitano leggeva il protocollo e immaginava gli avvisi alla popolazione diramati per radio e per televisione, trasmessi con banner governativi sui principali siti internet e dagli account ufficiali dei vari social network. Poi gli venne in mente un dettaglio: lo stato di emergenza significava anche non poter tornare a casa quella sera. Tutto il polverone che si sarebbe sollevato avrebbe impiegato almeno trentasei ore per placarsi. Niente cena in famiglia, niente bacio della buonanotte alla figlia piccola, niente chiacchiere prima di addormentarsi a fianco di sua moglie. Aveva un’immagine precisa in testa di quello che rendeva speciale ogni giornata e in quell’istante i soggetti raffigurati stavano lentamente sbiadendo fino a diventare trasparenti.

Il capitano sollevò la testa in direzione del sergente e gli chiese un aggiornamento sulla situazione.

– Sergente, come andiamo con quelle nuvole?

– Meglio capitano, stavo per avvertirla. Sembra che stiano evaporando e adesso la frequenza è di ottanta al minuto, in diminuzione.

Bene, la soglia di rischio zero era a cinquanta gocce al minuto. Nel frattempo era arrivato il capitano Torres, il suo cambio turno. I due si scambiarono un saluto attraverso il vetro che separava il corridoio dalla sala operativa. Si conoscevano da circa otto anni ed erano amici da tre. Un’amicizia nata un po’ per caso, da una piccola emergenza. Più o meno tre anni fa, infatti, la moglie del capitano Torres era al termine della gravidanza e la natura decise di dare inizio alla fase finale dell’avventura proprio quando il capitano stava prendendo servizio per il turno notturno. Proprio come oggi, era sempre il capitano Morelli che stava per lasciare la sala operativa ma vedendo il capitano Torres sbiancare ricevendo una telefonata, era stato ben contento di prolungare di qualche ora il suo turno. Dopotutto si trattava di permettere ad un collega di recarsi in un’altro tipo di sala a vivere in diretta la nascita del figlio.

– Ehi, Morelli, ho visto nuvole in lontananza arrivando qui: come andiamo?

– Un po’ in ansia, Torres, ma per adesso bene. Sergente, ci aggiorna?

– Buongiorno capitano Torres. – salutò il sergente – Si, capitano la situazione è stabile a quaranta gocce al minuto, la temperatura è salita a venticinque gradi, l’umidità è ancora un po’ alta ma l’irraggiamento è sopra al 90 percento. Direi che per oggi non dovremmo avere altre preoccupazioni.

– Ottimo, – disse Torres – te ne puoi andare a casa tranquillo, allora.

Il capitano Morelli non chiedeva di meglio. Salutò il sergente e il capitano Torres, passò nel suo ufficio a riprendere la valigetta, mentre l’immagine dei familiari ricominciava a tornare visibile nella sua testa. I soggetti ricomparivano piano piano, dalla trasparenza nella quale erano sbiaditi, i colori tornavano vivi.

Il capitano chiuse la porta e non si accorse che il sole, entrando dalla finestra, stava illuminando un bicchiere lasciato sulla scrivania con un goccio d’acqua al fondo. La luce incideva sul vetro, entrava nell’acqua e usciva passando di nuovo attraverso il vetro. Proiettate tutto intorno al bicchiere c’erano una serie di macchie di luce e, a guardar bene, erano di almeno sette colori diversi.

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Pubblicato da su 8 febbraio 2014 in Storie

 

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Cose belle della settimana 12-18/gen

Dopo alcune settimane di pausa riesco finalmente a riprendere…


Dom 12
La scoperta degli origami modulari.

Lun 13
Perdere il conto dei momenti passati insieme.

Mar 14
Uscire dall’ufficio e notare che il cielo non è più buio pesto.

Mer 15
L’agitazione prima di suonare di sorpresa al citofono.

Gio 16
Il silenzio in certi angoli del centro città.

Ven 17
Il tepore sotto al piumone.

Sab 18
Qualche linea di febbre che stordisce e trasforma i pensieri.

Alla prossima settimana!

 
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Pubblicato da su 19 gennaio 2014 in La cosa bella di oggi

 

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Cose belle della settimana – 10-16/nov

Rieccoci, dopo una settimana abbastanza intensa. I Depeche Mode in sottofondo cantano “Everything counts in large amount” e penso che abbiano ragione.


Dom 10
Andare inaspettato ad aspettare una persona alla stazione.

Lun 11
Le montagne imbiancate dalla prima neve ed il cielo azzurro.

Mar 12
Una Guinness, “One” degli U2 in sottofondo ed io, che non capisco più niente.

Mer 13
L’aria limpida che fa risaltare il cielo stellato.

Gio 14
Il profumo del pane che cuoce.

Ven 15
Ricominciare ad organizzare la vacanza di primavera con gli amici.

Sab 16
Addormentarsi abbracciando un’altra persona.

Alla prossima settimana!

 
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Pubblicato da su 17 novembre 2013 in La cosa bella di oggi

 

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Cose belle della settimana – 14-19/ott

Sperimentiamo una nuova forma di “cose belle del giorno”! La rubrica settimanale.


Lun 14
Oggi quasi nulla è andato per il verso giusto, quindi… Il micione che si viene a sdraiare nel letto con me a fine giornata.

Mar 15
Sedersi a scrivere perché si ha voglia di scrivere e vedere le idee che nascono sotto i tasti.

Mer 16
Andare al lavoro con il sole che sorge nella nebbia come una grossa palla arancione e al ritorno a casa Venere che brilla sul Monviso.

Gio 17
In una mattina che si preannunciava densa di noiose telefonate, un problema urgente mi catapulta fuori ufficio fra i colori dell’autunno e un sole caldo caldo.

Ven 18
Mettersi d’accordo con un’amica per andare a sentire un concerto e poi concludere che siamo entrambi troppo stanchi.

Sab 19
Serata di cinema con qualche amico e conclusione con birra al pub: la semplicità delle piccole cose.

Alla prossima settimana!

 
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Pubblicato da su 20 ottobre 2013 in La cosa bella di oggi

 

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L’apparenza inganna

arturo

Che foto del c***o, direte. E non avete neppure tutti i torti, ma il titolo del post dovrebbe farvi venire voglia di sapere qualcosa in più…

State ancora leggendo, quindi vado a spiegare.

Pensavo di ritirarmi a dormire, mi son detto: «Diamo ancora un’occhiata fuori per vedere se arriva anche oggi il nostro temporale quotidiano.»

Esco in giardino e guardo su: un cielo stellato dei più belli. Cerco l’Orsa Maggiore, che d’estate sta proprio sopra il monte di fronte casa. Vedo che è molto più bassa sull’orizzonte di come la ricordavo, segno inconfondibile dell’estate che volge al termine.

L’occhio mi cade poi a sinistra dell’Orsa, su una stella che sta tramontando e che scintilla particolarmente. Faccio mente locale, non può che essere Arturo, nella costellazione di Boote. Arturo mi sta simpatica per due motivi: è il nome di un cane bellissimo che girava in paese quand’ero più giovane e poi è una gigante rossa per cui me la immagino sempre allegra e pacioccona.

Mi viene in mente una foto che ho visto qualche tempo fa e torno dentro a prendere la macchina fotografica. Imposto una posa di trenta secondi, messa a fuoco manuale, zoom al massimo. Inquadro, scatto e cerco di restare il più fermo possibile, ben sapendo che non ci riuscirò (ma vedrete che il bello è proprio questo).

Dopo trenta secondi, volià! Eccovi servita la foto di cui sopra. Che cosa è successo? In pratica lo scintillio della stella (dovuto al passaggio della luce nell’atmosfera) rimane impresso nei suoi diversi colori in diversi punti della pellicola del sensore CCD, proprio a causa del fatto che ho la fotocamera tremolante in mano e non sul cavalletto (come dovrei fare per una buona posa notturna). Tranquilli, non ho il morbo di Parkinson: è solo che in trenta secondi ci si muove tantissimo, provate!

Ora se volessimo scavare un po’ più filosoficamente, potremmo considerare il fatto che una situazione di potenziale debolezza (la mancanza del cavalletto) è stata invece trasformata in un punto di forza e che quella che sembrava una foto insignificante ha invece dietro di sé una certa pianificazione e una precisa identità.

Se volessimo, eh…

 
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Pubblicato da su 27 agosto 2013 in A casa, Foto, Riflessioni

 

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Sparkling as usual

Troppo tempo che non mi sdraio di fuori a guardare le stelle. Mi manca. Stasera non si può: il prato è bagnato, c’è un vento che non promette bene e poi il cielo non è limpido.

Nonostante questo loro stanno lì come sempre sono abituate a fare, minuscoli puntini di vecchia luce partita chissà quando che viene a trasformarsi in sensazione proprio al fondo del tuo occhio.

Se volessimo paragonarlo ad un libro, in questo periodo il cielo è come un grande classico. Dritto sulle nostre teste gironzolano le costellazioni della Lira (no, non è diventata Euro, questa), del Cigno e dell’Aquila. Non ci sono grandi colpi di scena, la storia è risaputa, ma come ogni classico fa sempre piacere rileggerne qualche capitolo.

Le tre stelle più brillanti di ognuna di queste costellazioni formano il cosiddetto “Triangolo Estivo”.
Disegnino del “Triangolo Estivo”:

(tratto da WikiMedia)

La stella più famosa fra tutte forse è Vega. Se avete abbastanza anni da aver visto Goldrake da bambini, probabilmente vi ricordate che i cattivi venivano da lì. Se avete meno anni, ma avete visto Contact, probabilmente vi ricordate che il segnale alieno captato da Jodie Foster veniva da lì.

Se avete visto sia Goldrake che Contact e non vi ricordate di Vega, una cura di fosforo è già in arrivo per voi cliccando questo bottone:

Vega sta a circa 25 anni luce da noi, il che significa che quando la guardate i vostri occhi ricevono della luce che è partita 25 anni fa. Luce emessa in tutte le direzioni, ma una di esse guarda caso era proprio quella direzione tale per cui venticinque anni dopo il vostro occhio ci si sarebbe trovato dritto dritto sotto. C’è un che di miracoloso in tutto questo, io trovo. Cosa stavo facendo venticinque anni fa, quando quella luce è partita? Dove sarò fra venticinque anni quando la luce emessa oggi arriverà a portata d’occhio?

 
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Pubblicato da su 25 luglio 2012 in A casa

 

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Meravillllie del cielo

La cosa bella di oggi: la nuvoletta a forma di paperella

 

 
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Pubblicato da su 11 giugno 2012 in La cosa bella di oggi

 

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