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Archivi tag: amicizia

Eravamo quattro amici al pub

Che strano effetto tornare in un pub che frequentavo quindici o venti anni fa.

In primo luogo scoprire che il posto è esistito identico per tutto questo tempo, ha passato indenne la fine della prima Repubblica, i governi Berlusconi e le olimpiadi invernali: la birra è decisamente una delle poche certezze della vita.

Eravamo solo in quattro ed è stato bello anche per questo: niente chiacchiere a metà, discorsi carpiti a frammenti.

Non so agli altri, ma a me dopo una certa età sono venute a noia le mega tavolate con dieci, venti persone, dove c’è sempre qualcuno che non è allo stesso livello di confidenza degli altri e si deve trovare il minimo comune multiplo degli argomenti di discussione e si finisce sempre a parlare di cose senza nessuna importanza.

Quattro persone agli angoli del tavolo a parlare del più e del meno, ma anche a raccontare di noi. I segni del tempo ben visibili sui volti e nelle parole, qualcuno nei pensieri. Gli angoli si smussano, ma rimaniamo sempre tessere variopinte e uniche di un mosaico senza forma. Incapaci di comprendere se è il tempo che ci fa sbiadire oppure se siamo noi che dimentichiamo l’intensità dei colori.

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Pubblicato da su 17 dicembre 2014 in Su di me

 

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La tisana ed il panettone

Panettone1

E “Of Monsters And Men” su Spotify.

Lo so che non è stagione di panettone, ma era in cima al mobile della cucina da troppo tempo (scadenza fine aprile) e stasera c’era proprio bisogno di qualcosa di fuori dall’ordinario per srotolare i grovigli dello stomaco.

Poco prima c’è stato un bel litrozzo di tisana, dato che l’abbraccio ripetuto dei gatti non aveva ottenuto alcun effetto sensibile. A breve termine si prevede quindi crisi iperglicemica e sovraccarico renale, con contorno di andate e ritorni dal bagno per ottemperare ai voleri della vescica.

Pensavo che febbraio fosse stato emotivamente intenso, ma mi rendo conto che anche marzo non ha intenzione di scherzare. Lo stomaco è tuttora un pochino arrotolato su se stesso, a causa di una telefonata un po’ pesante che ho dovuto fare all’amica C.

Non è facile dover dire ad un’amica che ha sbagliato. Risparmio i dettagli che tutto sommato non sono rilevanti. Sta di fatto che per egoismo ha ferito un’altra persona di cui si dice amica. Il mio timore era che non si fosse resa conto della gravità del gesto (perché se invece l’hai fatto deliberatamente sei una stronza e non ci mettiamo neanche a discutere), per cui ho preso il coraggio ed il tatto a quattro mani e l’ho chiamata.

La sua scala di valori sembra essere:

IO > tutto il resto

mentre per quanto mi riguarda la penso esattamente al contrario:

Valori > sentimenti > emozioni > io

Voglio dire: se non ti fai scrupolo di ferire un’amica, magari di perdere la sua amicizia, per avere in cambio un beneficio che dura una sera, allora quali sono i tuoi valori? Tu sei al di sopra di tutto? Di questo passo però giustifichiamo qualunque atrocità. Ed io non sono sicuro di voler essere amico tuo, se il prezzo da pagare è una pugnalata alle spalle quando sono di ostacolo ad un tuo capriccio. Soprattutto non sono sicuro che diamo lo stesso significato alla parola Amicizia. Possiamo essere amici in queste condizioni?

Se non siamo disposti a sacrificare una parte di noi stessi in nome di un valore, che sia la giustizia, l’amicizia o l’amore… allora il mondo è soltanto una grande giungla in cui non c’è speranza.

Ma come faccio a fartelo capire, senza ferirti a mia volta? Perché so che ci tieni alla mia opinione e alla mia amicizia, però è anche vero che non ti si può sempre consentire di fare ciò che ti passa per la testa, facendo finta che vada bene. Sono convinto che non si possa fare altrimenti, mi dispiace, ma questa volta ti tocca di essere messa all’angolo ad accettare la cosa brutta che hai fatto. Ho fiducia che potrai portare questo peso.

 
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Pubblicato da su 14 marzo 2013 in Riflessioni

 

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Pausa di metà inverno

È proprio tanto tempo che non mi fermo a scrivere di me, a dire il vero credo sia tanto tempo che non mi fermo nemmeno a pensare di me.

Un paio di giorni fa sono stato spudoratamente felice. Non ho paura di esagerare, spudoratamente felice. Non è successo nulla di particolare, se non una cena fuori con pochi amici. Le persone a cui voglio più bene raccolte in un paio di metri cubi. Tornato a casa, sotto al piumone, il sonno non arrivava. Ho riacceso la luce e dopo un’incursione in cucina ad aprire un pacchetto di patatine, me ne sono tornato a letto a leggere. Prima di addormentarmi pensavo che se il mondo avesse dovuto finire quella sera, io sarei stato contento di come erano andate le cose.

Certo, ho avuto la mia dose di fango dalla vita. Come tutti d’altronde. Ma l’altra sera la sensazione prevalente era netta ed era quella di averne avuto abbastanza. Come se dal giorno dopo le cose dovessero cominciare a girare per il verso giusto. La sensazione di aver esaurito le carte degli imprevisti e di poter cominciare a pescare dal mazzo delle probabilità.

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2013 in Riflessioni

 

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Odio mettere titoli troppo lunghi ai post, soprattutto se non c’entrano niente con il contenuto

Come si fa, come si fa?

Certe persone non bisognerebbe proprio incontrarle, bisognerebbe passare oltre, buongiorno e buonasera, al massimo ciao se proprio sono amici con cui vai al cinema. Il cinema va bene, perché si sta in silenzio. Un commento sottovoce ogni tanto, al massimo. Però poi basta, bisognerebbe fermarsi lì, non andare a bere una birra dopo il film e cominciare a chiacchierare, non lasciarsi invitare a cena da amici quando ci sono anche certe persone.

Soprattutto bisognerebbe non cominciare a frequentarsi, non andare a prendere il gelato insieme, non bisognerebbe scambiarsi titoli di libri da leggere o di film da vedere, non leggere i libri e non guardare i film di cui ci si è scambiati il titolo.

Perché poi piano piano ci si conosce, ci si racconta. Si ricordano episodi, si trovano somiglianze e differenze. Si sta in chat fino a mezzanotte e la vigilia di Natale ci si scambiano i messaggi con scritto “Ti voglio bene” invece che “Tanti auguri”.

E io adesso temo proprio che non ce la farò ad essere tuo amico ancora per tanto. Perché avrei una voglia folle di dirti che ti trovo splendida e meravigliosa, avrei voglia di stare a parlare tutta la notte, di prendere le tue paure una per una e scioglierle con il calore dei miei abbracci. Avrei voglia di guardarti nel nero delle pupille, prima di chiudere gli occhi per baciarti e poi riaprirli per chiedermi se è stato un sogno.

Ma tu sei fidanzata, molto felicemente fidanzata aggiungerei.

Per cui non so cosa farò. Penso che presto o tardi te lo dirò ugualmente, ho sempre creduto nella verità e quindi mi tocca bere da questo bicchiere fino in fondo.

“Ma che disastro, io mi maledico… ho scelto te, una donna, per amico”

Mi devo ricordare di consigliarti questa canzone.

 
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Pubblicato da su 27 dicembre 2012 in Riflessioni

 

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L’amica Pi

abbraccioIo e Pi siamo amici da tanto tempo, più di quindici anni sicuro. Ci siamo conosciuti un po’ più a fondo durante un corso abbastanza impegnativo legato all’esperienza di volontariato che stavamo facendo. Prima di allora ci conoscevamo, ma ognuno stava abbastanza per conto proprio.

Quel periodo era parecchio intenso: tre volte la settimana, usciti dai rispettivi lavori, invece di andare a casa mangiavamo un panino al volo e andavamo a questo corso, fino a tarda sera. Il giorno dopo si tornava al lavoro, cercando di recuperare da qualche parte il tempo per studiare. Fatica, ma anche soddisfazioni e adesso tanti bei ricordi.

Finiti i tre-quattro mesi di corso, dopo tempo e fatiche spesi insieme eravamo pronti per diventare amici. Non mi succede spesso, ma nel caso dell’amica Pi ricordo distintamente il momento e il luogo dove mi sono detto “Ecco, a questa persona voglio bene!”. Eravamo a bere una birra in un posto che si chiama “L’ombelico” e ci siamo trovati a raccontarci. Non mi ricordo cosa dicessi di me, ma ricordo che lei mi raccontava del suo periodo più difficile, intorno ai diciott’anni, dei suoi problemi in famiglia e tutto il resto ed io nei miei pensieri facevo il paragone di quanto lontano stessi vivendo rispetto a lei.

All’epoca (dei diciott’anni intendo) pensavo di non essere felice. E quella sera mi sono reso conto che c’era qualcuno che alla stessa età doveva sudare ogni singolo momento di normale esistenza. Ho capito che probabilmente non avevo capito niente. Per cosa avevo combattuto fino ad allora? Avevo mai davvero provato a guadagnarmi qualcosa al di fuori della mia portata?

Da allora posso dire di aver scoperto l’amicizia, penso sia stata la prima persona al di fuori della famiglia alla quale ho voluto bene. Il nostro rapporto non è costante, a volte ci vediamo ogni settimana, altre volte per mille motivi non ci vediamo per mesi, ma la cosa bella è che ogni volta non importa quanto tempo sia passato. Bastano pochi minuti, il tempo di chiedersi “Come stai?” e guardare la risposta negli occhi dell’altro, e si riprende da dove avevamo lasciato.

E come le ho scritto l’altro giorno, ti voglio sempre un sacco bene!

 
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Pubblicato da su 2 dicembre 2012 in Storie

 

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Vecchi amici

I vecchi amici sono come le vecchie scarpe: per quanto tempo sia passato, la tua forma è impressa in loro e per quanto possano essere diventati inadatti a lunghe camminate, il conforto che ti danno è inconfondibile.

La cosa bella di oggi: ho aiutato (con un rametto, beninteso) un insetto scarafaggioso che era rimasto rovesciato sul dorso a rimettersi in piedi. Una scena degna di Kafka a ben pensarci.

 
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Pubblicato da su 22 luglio 2012 in La cosa bella di oggi

 

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Discorsi seri

A volte la soddisfazione più bella arriva dall’aver fatto la cosa giusta invece della cosa che ti andava di fare.

La cosa bella di oggi: dire ed ascoltare parole difficili che escono direttamente dall’anima.

 
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Pubblicato da su 12 luglio 2012 in La cosa bella di oggi, Riflessioni

 

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