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Birdman

Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014) Poster

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Pubblicato da su 11 marzo 2015 in .

 

The Imitation Game

The Imitation Game (2014) Poster

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Pubblicato da su 11 marzo 2015 in Al cinema, Film

 

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Pride

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Pride è una storia vera, ma di quelle che per esistenti limiti di età non mi era dato di conoscere.

Si tratta infatti di avvenimenti dei primi anni ’80, epoca nella quale i miei interessi spaziavano dalle letture di Topolino agli esperimenti di chimica casalinga: figuriamoci cosa ne potevo sapere di diritti civili degli omosessuali o di scioperi dei minatori gallesi.

Ebbene, nonostante la mia fanciullesca indifferenza, nel Regno Unito c’era chi lottava per i propri diritti e per il proprio lavoro. Non solo: c’era anche chi pensava a unire le forze.

E così, un gruppetto di gay e lesbiche si danno da fare per aiutare economicamente i minatori in sciopero. I personaggi coprono un po’ tutto l’arco delle personalità: c’è l’attivista combattivo, il giovane che non ha il coraggio di rivelarsi alla famiglia, ci sono gli omofobi pieni di pregiudizi, quelli disposti a discuterne e la capogruppo arcigna e vendicativa, arrabbiata per le carte che il destino le ha servito.

Ma secondo me, la cosa più bella che viene raccontata, è che dovremmo ricordarci che se vogliamo abbiamo sempre il potere di far sentire qualcun’altro meno solo, se riusciamo a superare l’orizzonte dei nostri problemi personali.

 
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Pubblicato da su 11 gennaio 2015 in Al cinema, Film

 

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Un anno di cinema (edizione 2014)

sala

Quest’anno solo 25 film! Un risultato veramente misero se confrontato con quello dell’anno passato. Potrei mettermi qui ad analizzare il perché ed il percome e penso che i motivi che mi hanno tenuto fuori dal cinema tutto sommato siano stati piacevoli, ma prima di tutto tiriamo fuori il listone dei film, in ordine alfabetico:

Alabama Monroe
American Hustle – L’apparenza inganna
Anime nere
A proposito di Davis
Capitan Harlock
Due giorni, una notte
Edge of Tomorrow
E fu sera e fu mattina
Grand Budapest Hotel
Her (Lei)
Il capitale umano
Il Giovane Favoloso
Il sale della Terra
Interstellar
Jersey Boys
La luna su Torino
La mafia uccide solo d’estate
La sedia della felicità
La trattativa
Le meraviglie
Locke
Storia di una ladra di libri
The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca
Tutto sua madre
Vijay – Il mio amico indiano

Vediamo un po’… come l’anno scorso cerco di individuare qualche titolo nelle tre maxi-categorie.

Potevo fare a meno di vedere – Interstellar (non che sia un film inutile, però anche si), Vijay il mio amico indiano, E fu sera e fu mattina.

Hanno lasciato qualcosa – Alabama Monroe (la musica bluegrass!), Anime nere (il peso della criminalità), Il sale della Terra (la bellezza del mondo), La mafia uccide solo d’estate (la leggerezza nel raccontare un dramma).

Mi sono divertito – Grand Budapest Hotel, La sedia della felicità, Edge of tomorrow

Buon cinema 2015!

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2015 in Al cinema, Film

 

Le automobili per strada

Le automobili per strada a mezzanotte
conoscono una méta, ma non un passeggero.
C’è seduta alla guida una persona,
ma al volante si alternano i pensieri.
Si portano appresso il pieno di benzina
ma non hanno motivo di andare lontano.
Sono frecce dalla punta luminosa
scagliate nell’aria fredda
dalla forza di un desiderio
e con la speranza di non cadere nel vuoto.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2015 in Poesie

 

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Il fotografo ambulante

Aveva deciso di fare il fotografo ambulante.

Ai tempi delle macchine fotografiche digitali e degli smartphone certo non era un mestiere facile.

Al giorno d’oggi l’immagine è diventata immediata, non solo. È diventata orizzontale, alla portata di tutti. Avrebbe potuto distinguersi scegliendo di fare il reporter, mettere in campo il suo gusto per l’immagine, ma era un tipo testardo. Quando si era messo in testa una cosa doveva andare fino in fondo, a costo di sbattere la faccia contro il muro del fallimento.

Per cui se ne andava in giro con il suo treppiede, la sua macchina del fine ‘800 ed il bauletto delle lastre non impressionate, guardando le automobili con motore ibrido come se fossero carrozze a cavalli.

All’inizio non era stato facile: la gente lo evitava come si fa con i venditori ambulanti o con i lavavetri ai semafori. Non avevano il coraggio di dirgli in faccia quello che pensavano di lui, né tantomeno avevano bisogno di farsi una fotografia. Per cui lo evitavano.

I primi ad incuriosirsi erano sempre i bambini. Lo vedevano come un personaggio delle favole. Pensavano che in quella strana macchina ci fosse qualcosa di magico e di conseguenza fermavano i genitori. Ormai la dinamica era chiara e lui ne approfittava un po’ battendo le vie del centro dove stavano i negozi di giocattoli.

Questo risolveva la questione dell’aggancio, ma restava il problema di convincere i genitori a farsi fotografare. Soprattutto convincerli a pagare per una cosa di cui potevano fare a meno. Ecco, qui veniva in aiuto la sua abilità nel chiacchierare, nel fare il complimento alla signora per l’acconciatura se sentiva odore di lacca, nel lanciare una battuta sulla partita della domenica prima se il signore aveva l’accendino di questa o quella squadra.

Così il genitore si fermava, si faceva la foto e tornava a casa con la sua lastra impressionata, scherzando con il proprio figlio o figlia del buffo signore appena incontrato.

Non era mai tornato indietro nessuno per lamentarsi di una foto venuta male. In effetti sospettava che quelle lastre fossero ormai talmente vecchie da non poter più reagire alla luce che ricevevano. La cosa curiosa era che invece ogni tanto qualcuno tornava per farsi fotografare ancora. Lui non si chiedeva il perché, agganciava il bambino e il genitore come se non li avesse mai visti e faceva loro una nuova foto. Senza preoccuparsi.

Se lo avesse fatto, avrebbe guastato l’atmosfera: quei cinque minuti di aria da favola che aleggiavano nei pochi metri attorno alla macchina fotografica, che univano lui, il genitore e il bambino.

Quei cinque minuti che erano esattamente ciò che lui andava vendendo.

 
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Pubblicato da su 28 dicembre 2014 in A casa, Storie

 

Eravamo quattro amici al pub

Che strano effetto tornare in un pub che frequentavo quindici o venti anni fa.

In primo luogo scoprire che il posto è esistito identico per tutto questo tempo, ha passato indenne la fine della prima Repubblica, i governi Berlusconi e le olimpiadi invernali: la birra è decisamente una delle poche certezze della vita.

Eravamo solo in quattro ed è stato bello anche per questo: niente chiacchiere a metà, discorsi carpiti a frammenti.

Non so agli altri, ma a me dopo una certa età sono venute a noia le mega tavolate con dieci, venti persone, dove c’è sempre qualcuno che non è allo stesso livello di confidenza degli altri e si deve trovare il minimo comune multiplo degli argomenti di discussione e si finisce sempre a parlare di cose senza nessuna importanza.

Quattro persone agli angoli del tavolo a parlare del più e del meno, ma anche a raccontare di noi. I segni del tempo ben visibili sui volti e nelle parole, qualcuno nei pensieri. Gli angoli si smussano, ma rimaniamo sempre tessere variopinte e uniche di un mosaico senza forma. Incapaci di comprendere se è il tempo che ci fa sbiadire oppure se siamo noi che dimentichiamo l’intensità dei colori.

 
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Pubblicato da su 17 dicembre 2014 in Su di me

 

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