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Archivi categoria: Prodotti immaginari

Relazione a felicità limitata

Questa è la miglior definizione che ho trovato per ciò che sto vivendo.

C’è proprio da dire che la semplicità non è di casa in questo rapporto e io non so se questo sia un sintomo che le cose sono destinare a non funzionare oppure se siano le difficoltà che devono essere affrontare per poter arrivare in cima e godersi il panorama.

Oh, sto parlando della storia con l’amica A, che frequento da più-che-amica da due mesi e qualcosa.

Si, in effetti l’immagine della salita in montagna rende abbastanza l’idea. Mi rendo conto che forse ho fatto di più per fallire nell’impresa che non per riuscire, ma è anche vero che non posso negare di essere come sono. Posso crescere, posso migliorarmi questo si. Forse il cambiamento è addirittura già in atto, ma quello che mi interessa veramente è mostrarmi senza mascherare i difetti, ma anche senza sminuire i pregi (conto di averne almeno qualcuno). Poi, se i sentimenti che provo non sono ricambiati amen. Diciamocelo senza troppe fatiche e cerchiamo di essere felici diversamente. Se invece sono ricambiati, allora diamoci il tempo e tutti gli strumenti per far funzionare le cose.

Invece no, i confini di questo rapporto sono sempre sfumati o in mutamento.

A cominciare dal fatto che talvolta invece che un rapporto a due sembra un rapporto a tre, con la figura dell’ex che ogni tanto fa capolino nei suoi discorsi, principalmente per il fatto che lei non riesce ad essere netta con lui nel dire che la loro storia si è conclusa. Quindi forse dovrei chiamarlo l’ex-non-ex.

Per dare un’idea di quanto complicata sia la situazione, posso dire che il discorso di cui sopra è avvenuto la sera in cui l’amica A ritorna dalle vacanze di Natale, periodo durante il quale ha rivisto l’ex. Nel mio immaginario ideale si sarebbero dovuti rivedere per un saluto definitivo e invece… Comunque, tornando alla complicatio situazionae. Il discorso sul legame latente con l’ex-non-ex è stato seguito dal mio pensieroso ritorno a casa, da un pensieroso risveglio la mattina seguente e infine, mentre stavo uscendo per andare a pranzo dai miei, dalla sua voce al citofono, dopo che si era fatta circa un’ora di autobus senza nemmeno sapere se fossi a casa. Le mancavo, ha detto.

Sono seguiti tre giorni piuttosto intensi nei quali siamo stati continuamente insieme, per finire a dirmi che vuole restare un po’ di tempo “tranquilla” per vedere se le manco e quanto le manco.

Non ci posso fare molto se tutto questo non mi sembra giusto. Ci sono tutta una serie di paletti che mi (ci) hanno finora impedito di vivere la relazione in modo “normale”: non ci possiamo sentire per telefono, non è bene che ci si manifesti apertamente con gli amici. Diciamo che ho imparato a trarre un po’ di divertimento da tutto questo, come ad esempio farsi le coccole di nascosto al buio del cinema. Ciò non toglie che vorrei avere la possibilità di giocare più apertamente. Soprattutto vorrei poter avere la possibilità di ragionare come coppia e non come due semi-clandestini.

Come se non bastasse, la spada di Damocle attualmente pendente è l’esito di una pratica (pendente, appunto) che potrebbe assegnarle un posto di lavoro a tempo indeterminato …a mille chilometri di distanza. Io ho un lavoro piuttosto sicuro qui (fare gesti scaramantici, prego), lei lo avrebbe invece dove è cresciuta e dove conserva famiglia e amici (e chiaramente l’ex-non-ex).

Ma non mi dimenticherò mai quello che dice il Dr. House, che le persone non hanno ciò che si meritano, le persone hanno ciò che gli capita e nessuno può farci niente. La vita non è un bilancio di debiti e crediti che finisce in pareggio, per cui se hai patito X disgrazie ti vengono concesse Y soddisfazioni. C’è pure chi muore a trent’anni per aver incrociato la pattuglia sbagliata (Presa Diretta di ieri sera è stata pesantina).

Non mi piacciono i giochi d’azzardo e nemmeno le lotterie, ma ho considerato l’idea di scommettere il tutto per tutto e trasferirmi per seguirla. Forse la felicità preferisce essere inseguita invece che aspettata. Pensandoci adesso, la cosa che trovo estremamente buffa è che, dopo pochi mesi di frequentazione e nessuna certezza rispetto ai sentimenti che prova, toccherebbe a me fare un gesto che l’ex-non-ex non è riuscito a fare in tutto questo tempo e con il valore aggiunto di più di dieci anni di relazione alle spalle.

Mi viene proprio voglia di vedere un bel film catastrofico tipo Deep Impact, per tirarmi su il morale.

 
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Pubblicato da su 8 gennaio 2014 in Prodotti immaginari, Riflessioni, Su di me

 

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Smartlove

È un periodo inquieto, questa fine duemilatredici. Nelle ultime settimane ho avuto l’impressione di vivere ad un’altra velocità, ma a differenza di come la canta Battiato, non per mia volontà, quanto piuttosto per inerzia.

Da cosa me ne accorgo?
Oh, per cominciare mi è tornato un po’ di mal di stomaco. Poi basta guardare la frequenza dei post, drasticamente ridotta al minimo vitale. Mi manca tempo, per fermarmi un po’ a lasciar scorrere i pensieri senza che ci sia per forza qualcosa a cui pensare.

E invece di cose a cui pensare ce ne sono state anche troppe. Non sono mai stato così vicino ad uno sconvolgimento di questa portata, al punto di poter prendere l’intera mia vita futura, sollevarla con la potenza di un tornado e trasportarla su un altro piano. Senza che questo si riveli necessariamente una brutta cosa.

Ma per adesso non accadrà e stasera dico basta. Ho cenato velocemente con un po’ di avanzi del frigorifero passati al microonde. Per ingraziarmi il mal di stomaco ho ceduto al rito della tisana, sorprendendomi un attimo fa del suo prematuro esaurimento. Adesso ho spento la luce grande, acceso la piccola lampada Grönö accanto al pc e fatto partire una miscela di brani di Ludovico Einaudi.

Volevo riflettere un po’ su un concetto che mi è saltato in mente oggi in ufficio.

Un po’ come quando abbiamo il telefono che funziona ancora bene, fa le foto, manda i messaggi, ma ci viene lo stesso la tentazione di cambiarlo per uno smart-coso. E questo lo dico da entusiasta proprietario di un Nexus 4 sul quale ho attivato da qualche giorno l’inquietante feature della cronologia delle posizioni, che si sappia.

Pensavo allora che potremmo permetterci, tutti quanti, di prendere uno smartlove.

In fin dei conti pensateci, a cosa serve un amore? Non è forse anche (soprattutto?) uno strumento per comunicare? Con se stessi, con l’altra persona.

Quali caratteristiche ha uno smartlove?

Beh, tanto per cominciare è dotato di un sistema operativo all’avanguardia che permette l’installazione delle più varie applicazioni. Una volta, con un amore tradizionale, si aveva una scelta limitata: le funzioni fondamentali erano il fidanzamento e il matrimonio, normalmente associate alla nascita di qualche figlio e alla loro crescita.

Con uno smartlove le possibilità sono sicuramente più varie: tanto per cominciare le varie funzioni sono accessibili in maniera asincrona. Si possono far crescere i figli senza necessariamente farli precedere dal matrimonio (anche se comunque almeno un buon periodo di fidanzamento rimane consigliato). Si può addirittura scegliere di non cimentarsi nel matrimonio, ne tantomeno nella crescita dei figli. Oppure si può scegliere di dedicarsi al lavoro, agli amici, all’arte, alla cultura. Avere uno smartlove è molto pratico.

Certo ci sono anche dei lati meno confortevoli, come per esempio la durata della batteria.

Una volta, con un amore tradizionale potevi anche dimenticarti di caricarla. Una volta avviato il matrimonio l’alimentazione era praticamente assicurata. E anche se il display non aveva più i colori di una volta, i tasti diventavano illeggibili e l’altoparlante era intasato di polvere, era quasi considerato inconcepibile cambiare.

E così si sopportavano comunicazioni difficili, messaggi letti male, si rinunciava a fare delle belle foto perché si credeva che quella fosse la cosa più giusta. Chissà se lo era (lo è) davvero.

Con lo smartlove le cose cambiano un po’.

Il sistema operativo si aggiorna molto più di frequente, bisogna fare più attenzione a tutte le applicazioni aperte contemporaneamente. Molto probabilmente c’è anche bisogno di prendere una custodia per non graffiare le superfici.

Soprattutto è imperdonabile lasciare scaricare la batteria. Bisogna ricordarsi tutti i giorni di metterla un po’ in carica, per non doversi trovare in un momento di necessità a scoprire all’improvviso che lo smartlove si è spento.

Certo, come tutte le nuove tecnologie bisogna farci un po’ attenzione, ma i colori del display… ah, i colori sono meravigliosi.

 
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Pubblicato da su 18 dicembre 2013 in Prodotti immaginari, Riflessioni, Su di me

 

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Sciroppo contro i rimpianti

A meno che tu non abbia fatto volontariamente del male a qualcuno, eviterei di parlare di errore.

Se adesso ti sembra di aver fatto un errore, dipende dal fatto che adesso hai delle informazioni che prima non avevi.

Hai fatto una scelta in base alle informazioni che avevi ed alle sensazioni che provavi, ed hai scelto ciò che ritenevi più giusto.

Se le informazioni che hai ricevuto non erano corrette, non è colpa tua. Forse potevi verificarle meglio, ma questo è soggetto all’esperienza.

Può darsi che tu non abbia dato il giusto peso alle informazioni che avevi, ma questo dipende sempre da ciò che hai vissuto.

Quello che si può fare, quello che è tuo preciso dovere fare, non domani ma adesso, è prendere la situazione in mano.

Restando nel presente, perché occuparsi delle proprie vicende è l’unico modo per essere liberi.

 
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Pubblicato da su 23 luglio 2013 in Prodotti immaginari, Riflessioni

 

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Gomme invernali

È arrivato anche quest’anno il momento di cambiare le gomme dell’auto e mettere i pneumatici invernali. Non sono un pilota di Formula 1, ma la differenza sulla tenuta di strada è sempre abbastanza evidente, specie se come stasera un acquazzone infradicia l’asfalto.

Loro non vedono l’ora, se ne stanno da sei mesi in un angolo del garage senza dire niente ma hanno una voglia matta di andare un po’ in giro, lo so. La sensazione è fantastica, specie nelle rotonde. Nessuna incertezza nella traiettoria, nessuno stridio, solo la macchina che va esattamente dove hai deciso di andare.

Mi piacerebbe molto poter montare su di me qualcosa di simile. Qualcosa che non mi faccia distrarre dalle cose importanti, che non mi faccia sbandare quando prendo una curva difficile, che mi permetta di seguire una traiettoria pulita. Perché anche se la méta non è ben definita, è sempre quel che succede nel mezzo che mi frega.

 

 
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Pubblicato da su 28 ottobre 2012 in Prodotti immaginari, Riflessioni

 

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Il popolo del “magari”

Ogni tanto mi capita di imbattermi in un rappresentante del popolo del “magari“. Il tratto saliente di queste persone sta nell’atteggiamento che tengono di fronte ad un problema o ad una situazione insolita.

Prendiamo un esempio semplice semplice. Siamo in attesa di una persona che non arriva all’appuntamento, proviamo a chiamarlo ma il cellulare risulta non raggiungibile.

Ecco, un rappresentante del popolo del magari non sa resistere a questa situazione e incomincia con l’azzardare ipotesi sempre più improbabili.

«Magari l’ha dimenticato spento. Magari gli si è scaricata la batteria. Magari gliel’hanno rubato!». Ma magari smettila!

Oppure, se di notte delle luci lampeggianti solcano il cielo, sono capaci di pensare prima agli alieni e poi ad aerei ed elicotteri. Io non so cosa spinga queste persone ad un comportamento del genere, ma esiste una favolosa arma in grado di sconfiggerli: il Rasoio di Occam.

Tranquilli, non è un vero rasoio. Guglielmo da Occam (talvolta anche Ockam) era un filosofo ed il suo “rasoio” non è nient’altro che un principio di pensiero. Il principio è quello per cui in un ragionamento non bisogna tirare in ballo più entità di quanto non siano strettamente necessarie. In altre parole (cito dal film Contact), fra tante spiegazioni di un fenomeno, normalmente quella più semplice tende ad essere quella giusta (questo secondo me vale soprattutto per i fenomeni naturali).

Quindi se dietro l’angolo sentite rumore di zoccoli, probabilmente è un cavallo, non un abile imitatore che fa il rumore di zoccoli con la bocca. Se sentite odore di bruciato, probabilmente avete dimenticato qualcosa sul gas, non è il vento che sta spingendo in casa vostra l’odore di bruciato del vicino.

Siete un pelo indecisi? Rasoio di Occam, la prima lama solleva il dubbio, la seconda lo dissipa!

 
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Pubblicato da su 8 settembre 2012 in Prodotti immaginari

 

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Occhiali per il cuore


Dopo l’olio di semi di mai, ecco oggi gli occhiali per il cuore!

Il Piccolo Principe com’è noto sostiene che l’essenziale è invisibile agli occhi e si vede bene soltanto col cuore.

Io credo che sia vero. Ma così come ad alcuni capita di aver bisogno di occhiali da vista, ad altri può capitare di aver bisogno di occhiali per il cuore.

Il vero punto forte di questo articolo innovativo, sono le lenti in cristallo desensibilizato. Con questo fenomenale ritrovato della moderna tecnologia infatti, quello che arriverà al vostro cuore non saranno gli occhi verde smeraldo di quella biondona, né tantomeno il sedere marmoreo di quel cameriere brasiliano, no!

Il vostro cuore proverà sì, il trasporto di una fulminante attrazione, ma sentirà anche il calore o la freddezza che si cela fra le pieghe del belloccio (o bambolona) di turno. Potrete vedere istantaneamente se in fondo in fondo c’è la noia o l’intima corrispondenza dei pensieri non detti, con la stessa consapevolezza che potrebbe derivare solo da una settimana di vacanza al mare funestata da un meteo inclemente. Un bel risparmio di tempo, non credete?

Attenzione! L’occhiale per il cuore non prevede il futuro! Non sarà quindi in grado di risparmiarvi il lavoro necessario a mantenere in piedi una relazione, sarà però in grado di farvi vedere con sufficiente precisione i dettagli che a prima vista potrebbero sfuggirvi.

Occhiali per il cuore: un aiuto per la miopia del sentimento!

 
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Pubblicato da su 26 maggio 2012 in Prodotti immaginari

 

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L’olio di semi di mai

Vorrei inaugurare una rubrica, a cadenza incognita, quella dei prodotti immaginari.

Oggi parliamo dell’olio di semi di mai.

Come per le torte, anche nella vita l’importante in certi casi è non attaccarsi allo stampo. Per le torte si può imburrare e infarinare lo stampo, nella vita occorre ungersi con l’olio di semi di mai.

Per esempio, volete cambiare posto di lavoro (in linea teorica, eh, coi tempi che corrono forse potevo fare un esempio più calzante, ma fa niente) perché vi sembra di non avere buone prospettive? Se vi siete lasciati cuocere senza cautele rischiate che venendo via vi si stacchino dei pezzi! Se invece avete avuto l’accortezza di usare l’olio di semi di mai, non avrete un solo pensiero.
Oppure siete reduci da una relazione burrascosa e tutti i giorni (o quasi) ripensate a quello che avete fatto o non fatto, detto o non detto, a quanto vi manca tutto quello che avevate (o credevate di avere) prima? Ecco, non avete usato l’olio giusto o non ne avete usato abbastanza.

Olio di semi di mai. Un ottimo antiaderente per le emozioni ed i sentimenti.

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2012 in Prodotti immaginari

 

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