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Archivio dell'autore: Zuben

Nel bosco del pensiero

Ci son notti, come adesso, in cui mi sento
cresciuto come un’erba, senza fusto.
Agitato e scosso senza sosta da ogni vento.
Segretamente vorrei trovare un posto
dove poter sostare zitto,
ad osservare il gesto dell’accetta
sicuramente mossa da un ometto
intento a dare forma al suo progetto.

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Pubblicato da su 21 luglio 2015 in A casa, Poesie, Su di me

 

Salone del Libro 2015

Mi sono avvicinato da dietro, tu eri seduta su quella sdraio ad aspettare. Parlavamo con gli altri di cosa fare, cosa vedere. Io sempre alle tue spalle guardavo in basso e tu da seduta hai guardato dritto in alto verso di me, quasi rovesciando la testa all’indietro.
Ti ho guardato negli occhi, ma per una volta l’occhio sinistro ha avuto di fronte il tuo occhio sinistro e così il destro. In un certo senso è stato come vederti per la prima volta.
Senza pensarci mi sono chinato e ho baciato le tue labbra rovesciate, con le punte dei nostri nasi che si appoggiavano sui menti.
Ecco, del Salone del Libro di quest’anno, è il ricordo che preferisco.

 
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Pubblicato da su 17 maggio 2015 in Su di me

 

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Piccoli episodi over quaranta

Succede che ti alzi dalla sedia con sicurezza e decisione per andare a prendere un oggetto del quale ricordi perfettamente la collocazione.

Come quella maglia che mi sono tolto dieci minuti fa perché avevo caldo mentre stendevo il bucato al sole; come quelle buste da lettera che ho visto la settimana scorsa mentre riordinavo i cassetti del mobile del soggiorno; come quel cavetto usb inutilizzato nella confezione del vecchio hard disk esterno depositata in cantina.

Quindi, come si diceva, ti alzi, cammini a grandi passi verso il luogo che hai in mente. Gli occhi vedono in anticipo ogni cambiamento di direzione, ogni maniglia da abbassare, porta da spingere e cassetto da aprire. Tutto è teso al concretizzarsi dell’evento: ti sembra di scivolare come una carrucola su di un cavo d’acciaio.

Ma ti sbagliavi.

L’oggetto non è dove la tua mente lo ricordava. Il fatto non viene immediatamente riconosciuto come tale: la tua mente mette in campo i più sofisticati sistemi di distorsione della realtà – roba che neanche un Jedi – per cercare di adattare quello che l’occhio vede al prospetto che si era creata, ma niente… è come cercare di mettere un piolo quadrato in un buco rotondo.

Se in testa avessi un encefalo quad-core potresti anche sperare di mantenere il controllo, ma data la limitatezza delle tue funzioni, questo carico di elaborazione manda i neuroni al 110%: il vissuto corrisponde in parole povere ad alcuni secondi di disorientamento.

Ma ancora non hai accettato la realtà e memore dei tempi in cui l’essere umano era alla mercé dei predatori il cervello è progettato per considerare questo evento come gravissimo: dato che i neuroni sono in loop, tocca ad una sorta di watchdog cerebrale intervenire e per prima cosa marcare come sbagliati i ricordi dell’oggetto in questione.

Tutto il resto è un reboot.

 
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Pubblicato da su 7 maggio 2015 in Storie, Su di me

 

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Mia madre

miamadre

Visto!

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2015 in Al cinema, Film

 

Maraviglioso Boccaccio

boccaccioVisto!

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2015 in Al cinema, Film

 

Come vapore sospeso

All’inizio è difficile spiegare la sensazione. Poi la mente mette a fuoco e proietta immagini, fino ad arrivare a definirla.
È sentirsi dentro un carico di parole e di concetti, qualche volta anche banali, che ti farebbe piacere tirare fuori, dar loro un ordine, guardare un po’ dall’esterno.
E invece non esce nulla.
Resta tutto chiuso dentro, le parole ben distanziate le une dalle altre, i concetti isolati dal loro contesto, a galleggiare in un mare mentale generalmente poco mosso.
È come con la pioggia o la neve: l’acqua che li forma se ne sta sospesa in aria a formare gigantesche e soffici nuvole, ma se non trova un nucleo attorno al quale condensarsi e, per la neve, ghiacciare, non c’è verso di farla scendere a terra.
Allo stesso modo le parole sono ferme nella mia testa, aspettando una virgola che le unisca, un movimento che le faccia appiccicare, perché si crei la massa che attirerebbe altre parole e tutto venga giù in una cascata di frasi.

 
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Pubblicato da su 16 aprile 2015 in A casa, Su di me

 

Democratura

Ecco, dopo essermi portato in pari con due scarni post cinematografici, volevo sacrificare una mezz’ora di sonno e lasciare una riflessione su questa parola che è stata coniata da Brunetta nelle ultime ore.

L’ho sentita credo questa mattina su RaiNews ed a prima vista non avevo percepito il disgusto di fondo che mi provoca la constatazione che un personaggio come Brunetta si prenda la libertà di forgiare nuove parole. Dato che al momento viviamo in una società civile e le leggi ci impediscono di porre il giusto rimedio a questa situazione, passerei oltre.

L’intento del nano neologista, per chi non lo sapesse, era quello di unire brillantemente le parole democrazia e dittatura onde sintetizzare la situazione politica attuale. Sbigottito da cotanto genio, ho iniziato a pensare a ciò che caratterizza la democrazia e la dittatura.

E mi sono soffermato su due aspetti: da una parte la dittatura, espressione per eccellenza della volontà del singolo e, per estensione, del più forte; dall’altra la democrazia, espressione della volontà del popolo (almeno in teoria).

Il fatto che mi è balzato all’occhio riguarda il sistema per prendere decisioni. Nel caso della dittatura non c’è molto da dire… Nel caso della democrazia, il miglior sistema che fino a qui è stato trovato è la votazione. Ognuno dice quello che pensa e la maggioranza prevale. Certo, in alcune situazioni si richiedono maggioranze qualificate, ma poi finisce sempre come nelle prime convocazioni delle assemblee di condominio: si aspetta la seconda per poter decidere a maggioranza semplice.

E la maggioranza semplice che cos’é se non il modo di imporre a tutti la volontà del più forte? Il più forte in quanto più numeroso, un concetto vecchio quanto il mondo e codificato nel DNA di qualunque essere vivente: chi è in minoranza soccombe.

Quindi in realtà stiamo dicendo che la pratica su cui si fonda la democrazia, alla fine continua ad essere la vecchia e neanderthaliana legge del più forte.

Sono consapevole che questo è quanto di meglio siamo riusciti a produrre come società umana e non saprei bene quali alternative proporre al metodo. Però continuo ad avere in mente i piccoli gruppi di amici e le famiglie, che nei momenti di difficoltà riescono a prendere decisioni tenendo nella giusta considerazione le esigenze dei più deboli, senza mai dover contare favorevoli e contrari.

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2015 in Riflessioni

 

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