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Da piccolo mi piaceva giocare coi LEGO

27 Mag

Sto guardando “Il Testimone” di Pif, la puntata è su Roberto Saviano e improvvisamente mi vengono in mente i LEGO.

Io continuo ad avere questa singolare dinamica mentale, per cui normalmente ho l’encefalogramma piatto e la mente sgombra e ad un certo punto qualcosa che sento, che vedo, un odore o un rumore, mi aprono delle voragini nella memoria e si vede il fondo di un ricordo.

Ma, si diceva, LEGO.

Prima ancora di conoscere l’origine danese del gioco, ho preso confidenza con i mattoncini, con le varie misure in altezza e in larghezza. La moquette della cameretta è diventata di volta in volta asfalto, sabbia, acqua, prato e non so più nemmeno io cos’altro.

Mi sono venuti in mente i LEGO perché sentendo Pif parlare della vita di Saviano, ho pensato a quanto è necessariamente destrutturata, per non offrire punti deboli dati da situazioni ripetitive.

Sono successe davvero tante cose nelle ultime settimane, nessuna buona in se. E mi sono ritrovato a pensare che in questo momento mi sento più o meno così, come i LEGO. Diviso in tanti pezzi, ognuno di diversa forma e colore, e non si capisce quale debba essere messo sopra e quale sotto. Non si capisce da dove cominciare, quale pezzo sia importante e quale no. Di sicuro mi serve qualche pezzo che non ho mai avuto e me lo devo procurare nuovo.

Sono anche un po’ spaventato a dire il vero, perché non so cosa ne verrà fuori. Fino ad ora credo di aver sempre cercato di ricomporre i pezzi nella forma che ricordavo avessero, in una forma che riconoscevo mia. Adesso è come se non avessi le istruzioni. Ma probabilmente non c’è una forma migliore di un’altra, avere le istruzioni, seguire uno schema, serve appunto a non avere paura.

Infine ci sono queste lacrime che non scendono, ma non so se sia un bene o un male. Non so se mi coglieranno di sorpresa o se diventeranno anche loro un nuovo mattoncino.

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6 commenti

Pubblicato da su 27 maggio 2014 in A casa, Su di me

 

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6 risposte a “Da piccolo mi piaceva giocare coi LEGO

  1. Frou Svedese

    28 maggio 2014 at 06:48

    In bocca al lupo con i tuoi Lego. Un abbraccio

     
  2. Emily

    28 maggio 2014 at 12:32

    Detesto non piangere quando sento il bisogno di farlo, anche perché solitamente le lacrime arrivano poi nei momenti più inaspettati per qualche dettaglio o particolare che ad occhi altrui potrebbe sembrare irrilevante, stupido, ma magari per me non è così. La proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, insomma.
    Sai, mi piace molto questa immagine dei LEGO. Io solitamente dico di sentirmi come un puzzle incompleto e forse è un’idea un po’ restrittiva, perché l’immagine del puzzle sarà sempre quella che è riprodotta sulla scatola che contiene i pezzi, non potrà mai cambiare. Essere come dei LEGO invece permette di buttare il progetto precedente all’aria e ricominciare da capo. E certe volte riprogettare tutto dall’inizio è l’unica soluzione, oltre che un’immensa fortuna.

     
  3. ire

    28 maggio 2014 at 14:35

    Zu, ci potrebbe essere un lato positivo: con i mattoncini potresti costruire (in modo naturale, tranquillo e sereno come un bambino concentrato a fare un’astronave) anche qualcosa di nuovo, oppure qualcosa come prima ma con i colori diversi, o con meno angoli, oppure potresti cambiare completamente lo scenario, o anche no. D’altra parte, si può anche restare a pezzi per un po’.
    Spaventarsi è bello perchè poi tutto passa e ci sorridi su. Tutto passa. Un abbraccione.
    PS: io adoro Pif lo a d o r o, sono andata in Groenlandia dopo aver visto lui, pensa te. Hai scritto un sacco e ora posso dirtelo: mancavi, eh? E non hai mica tagliato la barba, vero?

     
    • Zuben

      30 maggio 2014 at 09:26

      Così come le femmine cambiano taglio di capelli per sottolineare un cambiamento interiore, anche io ho pensato a tagliare la barba… Ma poi ho concluso che non ero femmina 🙂

       
  4. aliota

    28 maggio 2014 at 23:05

    la prima fase è la decostruzione, poi si tirano all’aria tutti i pezzi (e ci si sente e si finisce gambe all’aria), ed infine si comincia a mettere da parte quelli che NON ci piacciono. con quelli che restano, qualcosa di buono si farà.
    sì, sei mancato, Zube. forse, anche a te stesso.
    un abbraccione ed una spalla!
    A

     
  5. keepmehere

    16 giugno 2014 at 22:29

    sempre bello leggerti

     

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