RSS

Alla ricerca del tempo sprecato

23 Apr

La verità è che lui vorrebbe scrivere una bella storia.

E invece passeggia senza meta contando le cartacce per terra, separando mentalmente le vie più pulite da quelle meno curate, nemmeno dovesse organizzare una mini-parata per una personalità di rilievo.

Di strada in strada arriva di fronte alla stazione della metropolitana, scende le scale con calma, sempre buttando l’occhio nello spazio fra il muro e i gradini per vedere quanti biglietti usati, ricevute, scontrini e pacchetti di sigarette rimangono dimenticati in questo interstizio.

Prima di passare i tornelli con la sua tessera, tira le somme. Conclude che la maggior parte della spazzatura vista a terra è stata gettata da un fumatore. Proprio non capisce perché i mozziconi di sigaretta non possano essere spenti e restare qualche istante fra le dita ingiallite del proprietario, in attesa di un cestino idoneo ad accoglierli. Ci dev’essere un’evidente urgenza del fumatore, spinto a sbarazzarsi al più presto della prova del suo vizio. Oppure un’impellente necessità del mozzicone di ricongiungersi al catrame del marciapiede, desideroso di ritrovare il gusto di quella parte di sigaretta che non è più.

Prende la scala mobile per scendere al livello dei treni ancora indeciso fra queste due ipotesi. Rinvia mentalmente la questione ad un altro momento, quando sarà di nuovo in superficie, perché adesso è sottoterra e c’è bisogno di cambiare tutta la gamma dei pensieri.

Il treno arriva quasi subito. Nei pochi minuti di attesa ha potuto fare bottino di una ragazza conciata come Lara Croft. Pantaloni mimetici, zaino tattico, maglietta aderente e allacciato alla coscia, al posto del pugnale, un’arma più urbana: l’ombrello. Pensa, ma non glielo dice, che i capelli starebbero meglio corti, si intonerebbero di più con il personaggio. Sale sul treno, in un vagone diverso da quello di Lara, e volge di nuovo lo sguardo a terra. Nessuna cartaccia questa volta, solo le scarpe dei passeggeri.

Osserva che questi bikers vanno proprio di moda e poi alza lo sguardo. Quasi tutti hanno un telefono, un lettore musicale con il quale rimangono in contatto con la propria frazione di mondo. Gli pare che ognuno si porti dietro la propria bolla d’aria, dalla quale continua a respirare per il tempo che rimane lontano dall’ambiente che è solito frequentare. Arrivate a casa, o in ufficio, o a scuola, queste persone scioglieranno il laccio invisibile che tiene insieme la bolla e torneranno in una dimensione plurale a respirare la stessa aria di altre persone.

Il treno annuncerebbe la sua fermata, se lui stesse andando da qualche parte. Anche senza annuncio, lui scende ugualmente guardando in alto, verso l’uscita. Il vagone di fianco, quello dove rimane Lara, si mostra un po’ stupito e rimane a porte spalancate una frazione di secondo più del necessario. Il suono di chiusura delle porte interviene a mettere ordine: il vagone ritorna in se e lui ritorna con lo sguardo a terra a cercare la scala mobile.

Riemerge in superficie proprio di fronte ad un giardino pubblico, si lascia un po’ abbagliare dal sole, poi si riempie gli occhi di verde e si dirige verso la panchina più vicina che sia anche all’ombra, sicuro di trovarci qualcuno già seduto. Si siede a sua volta accanto al signore sconosciuto, nota che sta fumando una sigaretta e gli dice:

“La vuole sentire una bella storia?”

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 23 aprile 2014 in A casa, Storie

 

Tag: , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: