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Allarme Arcobaleno

08 Feb

Il cielo non era completamente azzurro, quella mattina. Capitava sempre più spesso negli ultimi mesi. Da quando il pianeta era stato convertito al ciclo forzato dell’acqua, circa 70 anni fa, le nuvole erano decisamente un evento poco frequente. Nonostante questo, da qualche tempo erano ricomparse e non si capiva cosa stesse succedendo.

Al Centro Sorveglianza Meteorologica dell’Esercito un sensore di umidità accese la sua luce rossa. Il sergente Bassan era all’inizio del suo turno di sorveglianza.

– Capitano, gocce nel settore sette. La frequenza media al momento è cinquecentoventi al minuto.

Il capitano Morelli si voltò, chiedendosi come fosse possibile passare da zero a cinquecentoventi gocce al minuto in pochi istanti. Nel frattempo altre due luci rosse comparirono sul quadro.

– Com’è il vento, sergente?

– Debole da ovest, capitano. Mi sa che queste nuvole ce le teniamo.

– Irraggiamento?

– Siamo al 72 percento, le nuvole non sono molte.

– Maledizione, nuvole cariche di pioggia ma non abbastanza per coprire il sole. Il modo peggiore di finire la settimana.

– Capitano, vuole che dirami un Allarme Arcobaleno?

– No, sergente, non ancora. Aspettiamo almeno mezz’ora, vediamo se con l’aumento della temperatura le nuvole cambiano.

Il capitano non si spiegava da dove fossero venute, ma sperava che le nuvole iniziassero a dissolversi spontaneamente. Al contrario del sergente, lui era alla fine del turno. Avrebbe voluto parlare ad ognuna di quelle goccioline d’acqua, per convincerle che non era buona cosa stare tutte così vicine, tutte insieme. Avrebbe voluto spiegare loro in che razza di pasticcio lo potevano cacciare.

Un Allarme Arcobaleno. Roba da matti: erano almeno cinquant’anni che non se ne presentava uno. Solo alcuni anziani ormai erano in grado di descrivere il fenomeno, nessuno delle generazioni successive aveva più avuto occasione di assistere ad un arcobaleno. Al capitano venne in mente suo nonno e di quando, da piccolo, seduto sulle sue ginocchia, ascoltava i racconti di tanto tempo prima. Di quando il clima era ancora spontaneo e ogni temporale (così si chiamavano allora le piogge più forti) portava con sé la promessa di un arcobaleno.

Ma intanto bisognava prepararsi, bisognava cominciare a pensare alla mobilitazione. Il capitano tirò fuori dal suo cassetto la busta arancione, con il protocollo operativo di emergenza. Il primo passo era quasi ovvio, avvisare i superiori. L’allarme avrebbe risalito un grado dopo l’altro la catena di comando, dritto come un palloncino verso il soffitto. Raggiunto l’apice della scala gerarchica il palloncino sarebbe scoppiato. Avrebbe quindi rivelato il suo contenuto fatto di ordini che, come tante stelle filanti, sarebbero ridiscese verso i gradi inferiori un po’ più lentamente di come erano salite, ma stavolta impattando sulla realtà, sulle cose e sulle persone.

Il capitano leggeva il protocollo e immaginava gli avvisi alla popolazione diramati per radio e per televisione, trasmessi con banner governativi sui principali siti internet e dagli account ufficiali dei vari social network. Poi gli venne in mente un dettaglio: lo stato di emergenza significava anche non poter tornare a casa quella sera. Tutto il polverone che si sarebbe sollevato avrebbe impiegato almeno trentasei ore per placarsi. Niente cena in famiglia, niente bacio della buonanotte alla figlia piccola, niente chiacchiere prima di addormentarsi a fianco di sua moglie. Aveva un’immagine precisa in testa di quello che rendeva speciale ogni giornata e in quell’istante i soggetti raffigurati stavano lentamente sbiadendo fino a diventare trasparenti.

Il capitano sollevò la testa in direzione del sergente e gli chiese un aggiornamento sulla situazione.

– Sergente, come andiamo con quelle nuvole?

– Meglio capitano, stavo per avvertirla. Sembra che stiano evaporando e adesso la frequenza è di ottanta al minuto, in diminuzione.

Bene, la soglia di rischio zero era a cinquanta gocce al minuto. Nel frattempo era arrivato il capitano Torres, il suo cambio turno. I due si scambiarono un saluto attraverso il vetro che separava il corridoio dalla sala operativa. Si conoscevano da circa otto anni ed erano amici da tre. Un’amicizia nata un po’ per caso, da una piccola emergenza. Più o meno tre anni fa, infatti, la moglie del capitano Torres era al termine della gravidanza e la natura decise di dare inizio alla fase finale dell’avventura proprio quando il capitano stava prendendo servizio per il turno notturno. Proprio come oggi, era sempre il capitano Morelli che stava per lasciare la sala operativa ma vedendo il capitano Torres sbiancare ricevendo una telefonata, era stato ben contento di prolungare di qualche ora il suo turno. Dopotutto si trattava di permettere ad un collega di recarsi in un’altro tipo di sala a vivere in diretta la nascita del figlio.

– Ehi, Morelli, ho visto nuvole in lontananza arrivando qui: come andiamo?

– Un po’ in ansia, Torres, ma per adesso bene. Sergente, ci aggiorna?

– Buongiorno capitano Torres. – salutò il sergente – Si, capitano la situazione è stabile a quaranta gocce al minuto, la temperatura è salita a venticinque gradi, l’umidità è ancora un po’ alta ma l’irraggiamento è sopra al 90 percento. Direi che per oggi non dovremmo avere altre preoccupazioni.

– Ottimo, – disse Torres – te ne puoi andare a casa tranquillo, allora.

Il capitano Morelli non chiedeva di meglio. Salutò il sergente e il capitano Torres, passò nel suo ufficio a riprendere la valigetta, mentre l’immagine dei familiari ricominciava a tornare visibile nella sua testa. I soggetti ricomparivano piano piano, dalla trasparenza nella quale erano sbiaditi, i colori tornavano vivi.

Il capitano chiuse la porta e non si accorse che il sole, entrando dalla finestra, stava illuminando un bicchiere lasciato sulla scrivania con un goccio d’acqua al fondo. La luce incideva sul vetro, entrava nell’acqua e usciva passando di nuovo attraverso il vetro. Proiettate tutto intorno al bicchiere c’erano una serie di macchie di luce e, a guardar bene, erano di almeno sette colori diversi.

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2 commenti

Pubblicato da su 8 febbraio 2014 in Storie

 

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2 risposte a “Allarme Arcobaleno

  1. ire

    9 febbraio 2014 at 17:53

    Zu! Ma è bellissimo! Ma da quando scrivi?

     
    • Zuben

      9 febbraio 2014 at 21:33

      Grazie! Ogni tanto mi prende l’ispirazione… Ci sono altri scritti nella categoria “storie”!

       

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