RSS

Nove gradi all’ombra

26 Gen

gliamanti

Nove gradi in giardino, terra smossa da non so quali creature del sottosuolo e buio dentro. Complice il gatto mancante all’appello da una settimana e alcuni problemi fisico-social-sentimentali, il buio è al momento pesto. Non so nemmeno se sia opportuno scriverne, temo di finire per fare la vittima e non mi piace.

Volevo semplicemente riflettere su quanto un singolo problema sia in grado di occultare la visione d’insieme riguardo alla propria vita, al valore di essa e di tutta la bellezza che a causa di questo resta inguardata nel mondo.

La prima considerazione che mi viene da fare è riguardo alla serietà del problema.

Facciamo un esempio, mettiamo che a causa di una disfunzione neurologica si scopra che non siete capaci di innamorarvi. Mettiamo che la vostra vita sentimentale sia stata piuttosto deludente fino a questo punto e che quello di innamorarvi fosse uno dei desideri che contano. Uno di quelli che avete aspettato pazientemente, forti dell’interpretazione di Phil Collins in “You can’t hurry love“, su cui avete versato una discreta dose di lacrime e al cui pensiero vi siete crogiolati con un sorriso ebete stampato in faccia nelle calde sere d’estate sulla spiaggia.

E allora cominciate a pensare, a immaginare quale esistenza sia possibile condurre con questo tipo di peso sulle spalle. Ma nessuna ipotesi sembra possibile, perché la vostra mente semplicemente si rifiuta di concepire uno scenario simile. Il classico mondo che ti crolla addosso.

Eppure quello che è successo non toglie nulla al valore e alla bellezza dell’amicizia. Non cambia la soddisfazione per un lavoro ben fatto. Nel mondo continueranno ad esserci la musica, l’arte, il cinema, il cielo azzurro, l’alba tinta di rosa e il tramonto sul mare, i bruchi sulle rose e le volpi nei campi di grano. Solo che è diventato tutto invisibile, qualcuno ha messo un dito sullo spioncino e voi non vi eravate nemmeno accorti che avevano suonato il campanello. Come si fa a tornare a guardare le cose per quello che sono, ad apprezzare quello che prima luccicava, ad essere felici quando ad altri capita ciò che a te non è concesso? (ecco, sono finito a fare la vittima… che l’ultima frase non sia messa a verbale, prego.)

La seconda considerazione riguarda l’incertezza della possibile soluzione del problema e del travaglio che ne può derivare.

Si dice che la speranza sia l’ultima a morire e io l’ho sempre visto come un fatto positivo. Nelle ultime settimane si è parlato molto della vicenda “Stamina”, di questo non-medico che propagandava il suo metodo come terapia per alcune malattie. In questo caso la speranza ha fatto lo stesso lavoro del dito sullo spioncino, ha reso invisibile tutto il resto, ha trasformato il desiderio in ossessione.

Ed è questo il confine che mi preoccupa, il fatto che sto misurando quello che vedo, quello che mi circonda, quello che compone la mia vita, con un metro distorto e con la vista annebbiata. Sembra tutto uguale là davanti, tutto dello stesso colore. Nessuna direzione sembra meglio di un’altra, ma devo comunque continuare a camminare.

Annunci
 
8 commenti

Pubblicato da su 26 gennaio 2014 in Riflessioni

 

Tag: , , , ,

8 risposte a “Nove gradi all’ombra

  1. Frou Svedese

    26 gennaio 2014 at 23:22

    Caro Zuben, c’è un famoso proverbio che dice “Shit happens”.
    Il fatto che ora sembri tutto a tinte fosche non significa che lo sarà per sempre. Bisogna rimboccarsi le maniche, farsi largo a spallate nelle prossime settimane o mesi che (attenzione spoiler!) faranno davvero cagare. Poi un giorno ritornerai a vedere le cose in prospettiva. E chissà che ciò che tu desideri non possa ricapitare, di nuovo, meglio.
    Non voglio usare frasi di circostanza (ma lo sto facendo!) però il bello è che a volte basta un momento per cambiare le cose e quel momento non si sa mai quando arriverà.
    Un abbraccio.

     
    • Zuben

      27 gennaio 2014 at 00:14

      Grazie Frou, è che qui a volte sembra che il proverbio sia “Shit happens and never ends”… Comunque al di la di tutto, volevo davvero solo riflettere sul come sia facile perdere la visione d’insieme.

       
  2. ire

    27 gennaio 2014 at 17:15

    Allora. Il gatto si è dileguato perchè è il periodo degli amori, no? Siamo quasi a febbraio.
    Poi. Ho letto due o tre volte e ovviamente non ho afferrato tutto, oscilli tra la tristezza e il non voler ammorbare di tristezza, perchè ho idea che tu sia un po’ come me quando sei triste, hai paura di infettare gli altri. Nel libro che sto leggendo, la protagonista dice una cosa molto vera: finchè amava il suo uomo, vedeva solo lui e non esisteva niente altro. Quando l’aveva perso, dopo un tempo consono e tanto dolore, si era accorta che c’era tutto un mondo attorno (la neve che cadeva ad esempio), e che aveva perso un uomo ma in cambio aveva avuto un mondo. Non capiva se era uno scambio vantaggioso, forse no. Diceva anche che gli innamorati in attesa di un amore assente, sono in uno stato di catalessi. Ma che poi passa.
    Senti, fetta di torta al triplo cioccolato con tanta panna montata davanti a Frankenstein junior? Se non hai il diabete, certo. Anzi no, sei malatino, e quando siamo malatini abbiamo bisogno dei cartoni animati. Che ne dici degli Aristogatti? Cosa? Ti fa pensare al tuo gatto sparito? Ma quello torna! Sta solo facendo Romeo!

     
    • Zuben

      27 gennaio 2014 at 17:47

      Ireeeee! Il gatto è sterilizzato da anni! 😉
      E cambierei la torta con qualche golosità salata.. Non sono tanto per il dolce in questo periodo.
      Per il resto, grazie delle tue parole, come al solito preziose 🙂

       
      • ire

        28 gennaio 2014 at 09:18

        Ah! Sterilizzato! Ma magari gli resta l’istinto febbraiolino. Diamogli un tempo consono.
        Non ti vanno i dolci? Evviva! Torta tutta per me! E per te… mumble mumble, uno scialbissimo annacquatissimo brodino di pollo perchè sei malatino. Eh? Ci vuoi anche le stelline? E va bene, tre o quattro stelline. Eh? Il parmigiano? Mo non t’allargà, mangia, prenditi cura di te, non stare sempre in pigiama e fatti la barba. Rimettiti presto, in tutti i sensi 🙂

         
  3. aliota

    28 gennaio 2014 at 22:16

    “it’s a game of give and take”

    …la mia preferita resta A groovy kind of love …spero tu sia rimasto senza lacrime, così da poter ascoltare Dance into the light: a me restituisce subito l’ottimismo ed il buon umore!

    p.s.: è tornato il gatto?

     
    • Zuben

      28 gennaio 2014 at 22:20

      Il gatto è ancora latitante…

      p.s. Per le lacrime c’è stato il tempo, adesso proviamo con il coltello fra i denti.

       
      • aliota

        28 gennaio 2014 at 22:22

        coltello tra i denti? … dobbiamo cambiare cantante, allora!
        che ne dici di In the end, dei Linkin Park?

        comincio ad essere seriamente preoccupata per il gatto 😦

         

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: