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Tre cose

03 Giu

impossible«Doveva passare un momento dalla nuova casa di lei, per lasciarle alcuni attrezzi.

Lui entrò con la macchina nel cortile interno, passando per il passo carraio e lasciandosi alle spalle il palazzo che dava sul corso. Il cortile era silenzioso, il palazzo che si era lasciato alle spalle schermava tutti i rumori del traffico. Alberi ben curati e aiuole fiorite contribuivano insieme al silenzio a dare al cortile una dimensione quasi irreale se si considerava il fatto di essere al centro della città.

Lei gli fece strada e lui parcheggiò la macchina di fronte al muro assolato. Si salutarono cordiali come al solito, scaricarono le scatole dalla macchina e lei gli fece vedere l’appartamento. Per facilitare le operazioni di pittura i mobili erano tutti fuori posto e raccolti in mezzo alle stanze, facendo sembrare piccolo ogni ambiente. Ma non c’era motivo di dubitare che, una volta messo tutto al proprio posto, sarebbe stato un accogliente rifugio.

Non disse questa parola, perché lui sapeva a grandi linee i motivi che l’avevano spinta a cambiare casa e non era proprio il caso di evocarli, anche solo per sbaglio.

Girarono per le stanze chiacchierando e scambiando impressioni sui lavori da fare, sui colori da dare alle pareti.

Finito il giro scesero entrambi di sotto, lui per andarsene, lei per aprire il cancello. Si salutarono nuovamente ma prima che il saluto potesse dirsi compiuto, lei lo abbracciò. Lui chiuse gli occhi e ricambiò l’abbraccio.

L’abbraccio fu la prima cosa.

La guancia sul collo di lei, il profumo della sua pelle e l’abbraccio che durava ormai troppo a lungo aprirono la strada all’elettricità, così come l’aria umida traccia il percorso per il fulmine. Poi in qualche modo l’abbraccio finì, i due si staccarono e rimasero a guardarsi negli occhi.

Il suo sguardo fu la seconda cosa.

Si potevano vedere mille parole nei suoi occhi, ma non se ne capiva nemmeno una. Lui non sapeva cosa esprimessero i propri occhi, anche perché il fulmine si stava facendo strada a forza di scariche e continuava a rimbalzare da una parte all’altra della sua testa. Sapeva che avrebbe dovuto avvicinarsi per baciarla ma sapeva altrettanto bene che la minima mossa l’avrebbe fatta scappare. Rimase immobile, cercando inutilmente di esprimere a parole ciò che sentiva. Cercando un significato, un riscontro, in quello sguardo che lo abbagliava.

Non capita tutti i giorni di essere ad un passo da un sogno che si avvera. Era chiaro che l’attrazione era forte ed era reciproca. La vertigine lo confondeva. Il mare di possibilità che si sarebbero aperte gli toglievano ogni lucidità mentale. Troppi pensieri tutti insieme e nemmeno una valvola di sicurezza per quella specie di pentola a pressione che era diventata la sua testa.

E poi la terza cosa.

Lei disse “Non posso.” Fece un passo indietro, senza staccare lo sguardo. Ospite scomodo ad un tavolo per due, la frase era stata detta e non poteva essere ignorata. Anche se le loro mani si cercavano, era venuto il momento di salutare.

Lui salì in macchina e si avviò al cancello. In attesa che si aprisse, lei poggiò la sua mano sulla portiera con il finestrino abbassato. Lui gliela prese e le disse “Perché no?”, ben sapendo che non avrebbe capito nulla della risposta.»

Questo momento finisce nella top five dei dieci minuti più vivi della mia vita. Volete emozioni forti? Abbandonate gli stupefacenti e innamoratevi di una ragazza con le idee confuse, costa meno e sballa di più.

E chissà poi se i minuti erano dieci o solo due. La prossima volta devo ricordarmi di guardare l’orologio.

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4 commenti

Pubblicato da su 3 giugno 2013 in Storie, Su di me

 

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4 risposte a “Tre cose

  1. Ire

    4 giugno 2013 at 10:25

    Meraviglioso. Che ti importa del tempo quando gli attimi sono eterni?

     
    • zubenELG

      6 giugno 2013 at 17:45

      Sono d’accordo con te!
      L’atto di guardare l’orologio era un modo per dire… cerchiamo di non perdere del tutto il contatto con la realtà 😉

       
  2. Frou Svedese

    4 giugno 2013 at 18:05

    Bello! Il pezzo intendo… Per il resto l´impressione che ne ho è abbastanza confusa ma alle volte bisogna prendere delle strade molto tortuose per arrivare da qualche parte!

     
    • zubenELG

      4 giugno 2013 at 22:17

      Grazie 🙂 La cosa curiosa di questa strada è che sembra tortuosa, in realtà è frattale! :-O

       

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