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AM

02 Giu

AM per me significa colpo di fulmine.

Ma cominciamo dall’inizio. Era il 1989 o giù di li, facevo quarta superiore (forse quinta, ma non importa). Un giorno, al ritorno da scuola ero al capolinea dell’autobus in attesa. Quando arriva io salgo dalla porta in testa e il mio sguardo corre lungo la fiancata dell’autobus. Nello stesso istante in cui metto il piede sullo scalino, una ragazza fa lo stesso entrando dalla porta in fondo e gli sguardi si incrociano.

Di quel che è successo dopo sull’autobus non mi ricordo nulla. So solo che dopo più di vent’anni il suo sguardo me lo ricordo ancora. Azzurro fra i capelli bruni.

Dev’essere passato un po’ di tempo prima di scoprire che prendevamo lo stesso autobus per andare a scuola il sabato mattina. Di rivolgerle la parola ovviamente non se ne parlava, ma osservandola attentamente ero riuscito a capire che si chiamava AM. Forse ce l’aveva scritto sulla cartella o su un quadernone che teneva in mano. Di sicuro ricordo che aveva le iniziali scritte con la biro sul bordo delle scarpe di tela.

A quel tempo frequentavo molto la biblioteca del paese. La bibliotecaria era diventata una specie di amica di famiglia e se capitava davo una mano a sistemare i libri o a riordinare lo schedario. Ora, vuoi che una giovane studentessa non abbia la tessera della biblioteca? Sono bastati due minuti per avere data di nascita, indirizzo e numero di telefono di casa. A riguardarmi adesso mi rendo conto di essere stato ad un passo dallo stalking.

Comunque, pur avendo impresso i suoi dati anagrafici nella mia memoria, lì sono rimasti. All’epoca ero decisamente terrorizzato all’idea di chiamare una sconosciuta al telefono per dirle qualsiasi cosa. Adesso forse anche, ma se mi preparo prima magari ce la posso fare.

Nel frattempo la scuola era finita, niente più autobus del sabato mattina, niente più occhi azzurri da cercare di nascosto.

Dopo qualche tempo arriva l’ora di iscriversi a scuola guida. Vuoi mica restare un giovane neodiplomato senza patente? Parlando del più e del meno un amico mi fa: vieni dove vado io, mi sono appena iscritto, c’è una ragazza proprio carina. Così una sera sono andato e… sorpresa. Era lei.

Che strano presentarsi ad una persona di cui in realtà sai già nome-cognome-data-luogodinascita, ecc… La parte meno bella è stata venire a conoscenza fra una chiacchiera e l’altra che era già fidanzata e praticamente prossima al matrimonio. Lucky you.

Ma vabè. Non ricordo molto altro di quel periodo, se non il giorno all’esame di teoria. Io avevo finito un po’ prima ed aspettavo fuori. Forse lei pensava di non essere troppo preparata e quando è uscita sapendo di essere stata promossa mi è letteralmente saltata addosso per abbracciarmi. So bene che davamo a quell’abbraccio due significati diversi. Non per questo è stato meno bello.

Quello è stato l’ultimo momento condiviso, poi non ne ho più saputo nulla. Nel frattempo inizio a lavorare, faccio esperienza con il volontariato, insomma passano anni e chi ci pensa più ad AM?

Poi un giorno, gironzolando per un centro commerciale, mi cascano gli occhi dentro al negozio della Swatch. Porca vacca! Guarda un po’ chi c’è! Porta i capelli un po’ più chiari adesso (non mi chiedete di distinguere fra mèches, colpi di sole e quant’altro), ma è proprio lei. E, si, ha la fede al dito.

Archiviato questo episodio, passano ancora anni, un paio di traslochi, vicissitudini sentimentali e poi, al supermercato del paese dove sto ora, un giorno la rivedo. Questa volta accompagnata da due bambini. A mio parere, segno che abita nei dintorni.

Ora, le domande sorgono spontanee. Prendete un travelgum perché la densità di punti interrogativi è da nausea.

Il destino esiste? Com’è possibile che nella mia vita continui a comparire e scomparire questa persona? Cosa significa? Ci dovrei parlare? Raccontarle tutto? A che scopo? Io stesso quasi mi prenderei per pazzo se non sapessi che è successo davvero. A volte ho anche pensato di scriverle una lettera, la potrei lasciare nel negozio dove lavora, una volta che lei non ci sia. Ma il dubbio mi rimane: perché farlo? A che serve andare a rimestare nel passato una vicenda che ha significato solo per me? E poi mi metto dall’altra parte: se fossi in lei, mi farebbe piacere saperlo? o mi darebbe fastidio? Forse sarebbe un fatto curioso e basta.

Se avete un’opinione in merito, un confronto è bene accetto.

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1 Commento

Pubblicato da su 2 giugno 2012 in Riflessioni, Storie

 

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