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L’anima gemella

29 Mag

C’era stato un periodo, fino a poco tempo fa, in cui gli sembrava di essere stato senza pensieri. Nella testa aveva soltanto il Requiem di Mozart, alcuni brani dei Concerti Brandeburghesi di Bach e la discografia completa di Ludovico Einaudi. Che curioso insieme di musiche.

Poi di tanto in tanto, nei suoi ricordi si faceva strada una sensazione. Per lo più indistinta, a volte si trattava di un accenno di fame, altre volte era un senso di oppressione. Certe volte gli sembrava solitudine.

Adesso invece conviveva con il pensiero dell’anima gemella. Non che fosse un’ossessione, per fortuna. Però era un pensiero costante: era lo sfondo davanti al quale si srotolavano gli altri pensieri che scandivano lo scorrere del giorno.

Aveva una cieca fiducia nella certezza della sua esistenza, si chiedeva però come avrebbe fatto per trovarla dato che senza dubbio non era lì con lui. C’erano mille domande che si poneva.

Se fosse stata troppo distante, magari non l’avrebbe incontrata mai: per quanto avesse viaggiato non sarebbe bastata tutta la vita per visitare ogni angolo del mondo. Se avesse parlato una lingua a lui sconosciuta? Magari l’avrebbe incontrata ma non avrebbe saputo comunicare con lei e avrebbe potuto non riconoscerla. E se, terribile ipotesi, l’avesse trovata già fidanzata con qualcun’altro?

Si concentrò su quest’ultimo pensiero. Pensandoci bene, come avrebbe potuto essere felice con un altro se era la sua anima gemella? Ecco, quello poteva essere un buon indizio. Non essendo con lui, sarebbe sicuramente stata una persona infelice.

Gli venne da sorridere: per trovare la sua anima gemella avrebbe quindi dovuto passare in rassegna eserciti di tristi e depresse fanciulle? Sperava vivamente di no. D’altra parte lui stesso non lo era, pur essendo in ugual modo senza di lei.

Passava così le sue giornate, la sua mente andava avanti e indietro per questi pensieri, senza sosta. Fino a che un giorno (o una notte, questo non se lo ricordava), lo colse all’improvviso un senso di soffocamento. Claustrofobia improvvisa? Crisi di panico? Sembrava che le pareti si fossero fatte improvvisamente più strette.

Il cuore gli salì in gola, battendo sempre più forte. Cosa stava succedendo? Chiuse gli occhi per la paura. Era la prima volta che provava una sensazione così forte. Il freddo si fece intenso, la luce insopportabile, gridò con tutto il fiato che aveva ed insieme alla sua voce ne sentì un’altra che diceva:

– È un maschio!

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Pubblicato da su 29 maggio 2012 in Storie

 

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